L’APPARENTE SOLITUDINE DI MACRON
di Vincenzo Marini Recchia
Il Presidente francese ha deciso di dotare la Francia di una nuova portaerei. Nei fatti un rafforzamento della complessiva difesa europea, ma ancora dentro l’autonomia nazionale francese.
Cresce in Europa la consapevolezza di dare alle comuni necessità militari una cornice politica più avanzata, unitaria, federalista. Per perseguire una sovranità europea reale, democratica e condivisa, occorre fare veloci ma ponderati passi in avanti.
La fine dell’illusione.
L’Europa ha vissuto per decenni sotto un’illusione rassicurante: che la sua sicurezza fosse garantita per sempre da altri. Quell’illusione è finita.
L’incertezza strategica americana, la guerra ai confini dell’Unione e la frammentazione dell’ordine internazionale impongono una verità semplice: nessuna comunità politica sopravvive senza capacità autonoma di difesa.
I Volenterosi non sono una deviazione, sono l’inizio. L’Europa dei Volenterosi nasce non contro l’Unione, ma al posto di ciò che l’Unione non è ancora riuscita a diventare. Cooperazioni rafforzate, decisioni rapide, assunzione di responsabilità, non sono un tradimento dell’Europa, sono la sua forma embrionale di sovranità. Ma un embrione, se non cresce, degenera.
Macron non è il problema, è il segnale. La Francia agisce perché può. Agisce perché altri non possono o non vogliono. Macron non sostituisce l’Europa; ne espone l’assenza.
La vera anomalia non è una Francia che guida, ma un’Europa che non decide.
La svolta dei baltici.
La Polonia e i Paesi dell’Est hanno compreso una realtà nuova: l’alleanza atlantica resta vitale, ma non è più sufficiente come unica assicurazione.
L’autonomia europea non è alternativa alla NATO; è la sua condizione di credibilità nel XXI secolo. Chi vuole l’America forte, deve volere anche un’Europa forte.
Non basta la potenza senza la democrazia.
Non accettiamo un’Europa armata senza controllo politico comune. Non accettiamo decisioni militari senza responsabilità democratica. Non accettiamo gerarchie implicite al posto di istituzioni condivise. La sicurezza europea deve essere collettiva, controllata, legittimata.
L’architettura è semplice: un Consiglio europeo di sicurezza con poteri reali; una dottrina strategica comune; un controllo parlamentare europeo sull’uso della forza; una difesa europea integrata, non subordinata né improvvisata.
La scelta davanti a noi. L’Europa ha due strade: restare una potenza delegata, protetta da altri o da pochi, oppure diventare una sovranità condivisa, responsabile del proprio destino.
Non esiste più una terza via.
I Volenterosi devono diventare costruttori di Europa, non gestori del vuoto. La forza deve precedere lo Stato solo per un tempo limitato. Ora è il momento di colmare il divario. Senza sovranità, l’Europa è un mercato. Con la sovranità, può diventare una comunità politica.
Questa è la visione che decide la leadership politica anche tra i nostri confini nazionali. Non è il rumore corporativo e le sceneggiate bipartisan su una legge finanziaria avulsa da un obiettivo superiore che possono convincere oggi gli italiani a delegare la costruzione di un futuro ad un personale politico a dir poco inetto, incompetente e degradato.
Non basta la potenza senza la democrazia,
scrive oggi Vincenzo Marini Recchia. Ed è questa la differenza tra l'Unione Europea e la Federazione Russa e gli Stati Uniti d'America; questi ultimi due con un fattore (la potenza) considerevole, ma con scarsa (gli Stati Uniti) o nulla (la Federazione Russa) Democrazia. Conclusione: siamo noi i più forti. Dobbiamo solo diventarne consapevoli.
