DA BERLINGUER ALLA SCHLEIN, CRONACA DI UNA TRAGEDIA.
di Roberto Riccardi Enrico Berlinguer non aveva bisogno di dire "siamo un partito serio". Lo era. Un milione e settecentomila iscritti, il più grande partito comunista d'Occidente, la rottura con Mosca quando costava pagarla, il riconoscimento della NATO in un'intervista al Corriere della Sera nel 1976 che fece tremare il Cremlino. Se Elly Schlein oggi pronunciasse la stessa frase, la regia dovrebbe staccare su un applauso preregistrato per coprire le risate. La distanza tra i due non è temporale. È antropologica. Berlinguer stava ai cancelli della FIAT Mirafiori, nelle miniere del Sulcis, nelle assemblee operaie del Mezzogiorno. Parlava a un popolo concreto di problemi concreti. Schlein saltella e balla sui carri del Pride, dove qualcuno alza un cartello con scritto "Elly sei la mia Sailor Moon". Berlinguer formulava la questione morale. Schlein legge il copione scritto da altri e pronuncia ad alta voce la nota di servizio "pausa teatrale",...