LA DIATRIBA SUL REFERENDUM
La crisi delle attuali forze politiche è innegabile.
Il Parlamento è moribondo.
Non legifera; non rappresenta più il popolo, che per tutta risposta diserta le cabine elettorali; e il popolo [dice Montesquieu: ‘debole e timoroso’] vede l'attività frenetica dell’attuale Governo, che dovrebbe solo eseguire le Leggi volute dal Popolo, appropriarsi (legittimamente) ogni giorno di più dl spazi lasciati (colpevolmente) vuoti.
E allora, siccome a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina, il popolo debole e timoroso, pensa: la Giustizia non funziona bene, ma i magistrati sono meno puzzoni dei politici; quindi, non voglio dare ai secondi la possibilità di aumentare il loro potere a scapito dei primi, di cui mi fido di più.
Concludo.
Il problema vero è la corruzione, l’incapacità, l’inefficienza della politica dei partiti, lo scollamento tra il popolo e i suoi rappresentanti.
La gente [gli elettori] deve tornare ad interessarsi della politica, deve tornare a scegliere i candidati [deve conoscerli personalmente], e deve andare a votare solo quelli che hanno presentato, in campagna elettorale, un programma preciso e comprensibile, e, alla fine della legislatura, premiare o punire, col voto, l’osservanza o l’inosservanza degli impegni.
E durante lo svolgimento del mandato, se viene a conoscenza di qualche deviazione di rotta, organizzare qualche manifestazione sotto casa del suo parlamentare. Perché è diritto di qualunque cittadino, in un Paese democratico, chiedere conto di ciò che lo riguarda.
Perché, cantava un caro amico,
La libertà è partecipazione!
