DA BERLINGUER ALLA SCHLEIN, CRONACA DI UNA TRAGEDIA.

 


di Roberto Riccardi 

Enrico Berlinguer non aveva bisogno di dire "siamo un partito serio". Lo era. Un milione e settecentomila iscritti, il più grande partito comunista d'Occidente, la rottura con Mosca quando costava pagarla, il riconoscimento della NATO in un'intervista al Corriere della Sera nel 1976 che fece tremare il Cremlino. 

Se Elly Schlein oggi pronunciasse la stessa frase, la regia dovrebbe staccare su un applauso preregistrato per coprire le risate.

La distanza tra i due non è temporale. È antropologica. Berlinguer stava ai cancelli della FIAT Mirafiori, nelle miniere del Sulcis, nelle assemblee operaie del Mezzogiorno. Parlava a un popolo concreto di problemi concreti. 

Schlein saltella e balla sui carri del Pride, dove qualcuno alza un cartello con scritto "Elly sei la mia Sailor Moon". 

Berlinguer formulava la questione morale. Schlein legge il copione scritto da altri e pronuncia ad alta voce la nota di servizio "pausa teatrale", perché il testo non lo ha nemmeno letto prima di salire sul palco. Chi non padroneggia il proprio messaggio non ha un messaggio.

IL GRANDE SCAMBIO

Il PCI parlava di lavoro, salari, occupazione, welfare, sicurezza. Il linguaggio dei diritti sociali, quelli che costano, che richiedono risorse e conflitto vero con il potere economico. Combatté le Brigate Rosse e si oppose all'Autonomia Operaia. Quando Luciano Lama salì sul palco della Sapienza nel febbraio del 1977, il servizio d'ordine del partito, operai veri, manganellò i figli della borghesia che pretendevano di liberare la classe operaia. Quei figli della borghesia, quarant'anni dopo, sono diventati il PD. Il partito delle ZTL.

Il PD di Schlein ha sostituito quel linguaggio con un altro. Non lo ha affiancato: lo ha rimpiazzato. 

Al posto della redistribuzione, il riconoscimento simbolico. Al posto della fabbrica, il catalogo identitario.

La ragione è semplice. I diritti civili non costano nulla. Non toccano i rapporti di produzione, non disturbano le élite economiche. Sono perfettamente compatibili con il neoliberismo più sfrenato. Le stesse multinazionali che delocalizzano e praticano il dumping salariale appendono la bandiera arcobaleno nelle sedi centrali. Il Pride non redistribuisce un centesimo. Una legge sul lavoro sì. Ed è per questo che il PD ha scelto il Pride. 

Con una particolarità che nessuno osa sottolineare: non si tratta solo di calcolo politico. La segretaria è lesbica dichiarata, il volto parlamentare di queste battaglie è Alessandro Zan, omosessuale dichiarato. Quando la causa del partito coincide con la causa personale dei suoi dirigenti, la domanda su dove finisca la politica e dove cominci l'autobiografia diventa inevitabile. 

Berlinguer non fece della propria vita privata una piattaforma. La distinzione tra militanza e interesse personale era sacra. Oggi quella distinzione non esiste più. Il punto non è chi si è. Il punto è cosa si governa. La politica nasce quando l'identità smette di essere una risposta.

Chi prova a dirlo dentro il partito viene scomunicato. Mettere in discussione il paradigma identitario equivale all'eresia. La risposta non è un argomento: è un'accusa. 

Omofobo. Reazionario. Fascista. Trasformare una posizione politica in un giudizio morale rende impossibile ogni discussione. È immunizzazione, non democrazia. Berlinguer accettava i fischi degli operai. Schlein ha costruito un sistema in cui il fischio è reato.

IL CATALOGO DELLE GIRAVOLTE

Separazione delle carriere tra giudici requirenti e giudicanti. Nel 2019 la mozione Martina la definiva "ineludibile". Firmarono Serracchiani, Delrio, Guerini, Alfieri, De Luca. Il programma PD del 2022 prevedeva un'Alta Corte disciplinare per la magistratura. La Bicamerale D'Alema nel 1997-98 si espresse a favore. Falcone nel 1989 la sostenne. Pisapia nel 2004 la difese. Oggi il PD la chiama "attentato alla democrazia". Stessa misura, stessi principi. Solo il termometro dell'opportunismo è cambiato.

Reddito di cittadinanza. Nel 2019 il PD votò compatto contro. Boccia lo definì "una sciocchezza". De Luca: "una truffa e una porcheria". Nel 2023 Schlein ne fece una bandiera identitaria. Boccia dichiarò di "difenderlo con forza". Da "sciocchezza" a bandiera in quattro anni, con la disinvoltura di chi conta sul fatto che gli elettori non abbiano memoria.

Francesca Albanese. Solidarietà piena alla relatrice ONU. Poi esclusione dal palco il 7 giugno. Poi cittadinanze onorarie a Bologna e Bari. Poi retromarcia a Firenze e Napoli. Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo e dirigente PD, sintetizzò: "molto narcisismo, poca politica, molta arroganza". Pasquino, politologo tra i più autorevoli: "un partito che dà la cittadinanza a Francesca Albanese non avrà mai il mio voto". Quando perdi i tuoi, il problema non è degli avversari.

IL VASSALLAGGIO

In meno di due anni la Schlein ha regalato tre candidature a presidente di regione al Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte. Tre. Senza ottenere nulla in cambio. Senza nemmeno provarci.

Sardegna, febbraio 2024. Todde, vicepresidente M5S, vince con il 45,4%. Il PD è il primo partito con il 13,8%, il M5S al 7,8%. Quasi il doppio dei voti. La poltrona va alla pentastellata.

Calabria, ottobre 2025. Candidato Tridico, ex presidente dell'INPS nominato da Conte. Il PD porta il 13,6%, il M5S crolla al 6,4%. Più del doppio dei voti, la candidatura regalata lo stesso. Risultato: Occhiuto li asfalta con il 57,3%. Non bastava il vassallaggio, ci voleva anche l'umiliazione.

Campania, novembre 2025. Roberto Fico, ex presidente della Camera, M5S. Il PD cede la regione più grande del Mezzogiorno dopo aver commissariato il proprio partito regionale e scaricato De Luca per compiacere Conte. PD al 14,2%, M5S al 12,8%. La poltrona va a Fico.

Tre candidature pentastellate, tre volte il PD primo partito della coalizione. E ovunque la stessa proposta bandiera: il reddito regionale. Quel reddito che Boccia chiamava "sciocchezza", che De Luca definiva "porcheria", che il PD intero votò contro in Parlamento. Ora lo finanziano con i voti dei propri elettori e lo fanno gestire dagli alleati.

Non è un'alleanza: è vassallaggio. Il paradosso è che senza l'ombrello del PD il Movimento è un partito da singola cifra. Conte ha bisogno di Schlein infinitamente più di quanto Schlein abbia bisogno di Conte. Ma la segretaria si comporta come se il rapporto di forza fosse invertito. Mitterrand lasciò dissanguare i comunisti francesi da soli, poi li assorbì da posizione di forza. Ma per fare Mitterrand servono visione e nervi. Per fare Schlein basta sventolare la bandiera arcobaleno.

IL SUPPLENTE E LA TITOLARE ASSENTE

Nel vuoto si è infilato Maurizio Landini. Il segretario della CGIL non è forte: il PD è debole. Landini occupa lo spazio che il principale partito di opposizione ha abbandonato.

È un supplente che ha fallito tutto. La "coalizione sociale" fu un flop. La "rivolta sociale" un altro. Il referendum sul Jobs Act del giugno 2025 non ha raggiunto il quorum: quattrocento milioni bruciati per chiedere agli italiani di abrogare una riforma che il PD stesso aveva approvato con Renzi. Picierno, il giorno dopo: "Abbiamo fatto un regalo alla Meloni".

Ma anche un supplente che perde tutti i compiti risulta più credibile della titolare assente. Il Post ha definito il PD "una cinghia di trasmissione della CGIL". Al Senato il partito si fa promotore di iniziative suggerite dal sindacato, distanziandosi persino dalla CISL. Subalterno al M5S sulle candidature, subalterno alla CGIL sulla linea politica. Il PD non guida più nulla: viene guidato.

Romano Prodi, il fondatore dell'Ulivo, ad agosto 2025 dichiarò a Repubblica: "La sinistra non esiste". A ottobre rincarò: "Questo PD è da rottamare, ha imboccato la strada della sinistra radicale scimmiottando i 5 Stelle". Quando il padre nobile certifica il decesso, l'autopsia è superflua.

GOVERNARE PER COMBINAZIONE

Dal 2011 al 2021 il PD è stato la forza centrale del governo italiano senza mai vincere un'elezione. Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte II, Draghi. Sei governi, tutti legittimi costituzionalmente, tutti figli di geometrie parlamentari. Fortissimi nel palazzo, debolissimi nel consenso. Governo per combinazione, non per vocazione.

Il vertice fu il 2019. Due mesi dopo che Di Maio urlava "mai con quelli di Bibbiano", il PD si alleò con chi lo aveva accusato di complicità nello scandalo degli affidi. Non per convergenza programmatica. Per sopravvivenza parlamentare.

Le correnti, che Schlein aveva promesso di eliminare, si sono moltiplicate. Il Corriere ne ha contate almeno dieci. Peggio della DC, con una differenza: nella DC le correnti esprimevano visioni dell'Italia. Nel PD esprimono strategie di sopravvivenza personale.

LA DOMANDA SENZA RISPOSTA

Qual è, oggi, la proposta bandiera del Partito Democratico? Qual è il progetto per cui un elettore dovrebbe votarlo non contro qualcuno, ma a favore di qualcosa?

Il silenzio che segue questa domanda è la risposta più eloquente.

Un partito che non sa cosa proporre seleziona polemisti, non costruttori. Il risultato è un gruppo dirigente perfettamente attrezzato per partecipare a Zelig, ma che non saprebbe gestire una tintoria.

Berlinguer non doveva dichiararsi serio. La serietà traspariva dalle scelte, dalla coerenza, dalla presenza nei luoghi dove la politica costava fatica. La sua presunta erede inciampa nelle note del copione altrui, cede le proprie regioni al socio di minoranza, insegue un sindacalista che perde tutti i referendum e saltella sui carri al posto di stare ai cancelli.

Questa non è un'evoluzione. È la cronaca di una tragedia. E il momento più crudele non è la caduta: è quando il protagonista non si accorge di essere già caduto.

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