SOTTO INCHIESTA L’AZIENDA SPAGNOLA GLOVO, COLOSSO NEL SETTORE DELLE CONSEGNE.

 


Óscar Pierre Miquel

Indagato per caporalato, dalla Procura di Milano, l'Amministratore Delegato di Foodinho srl, la società italiana (255 milioni di euro di fatturato l’anno) che rappresenta il marchio Glovo.
L’accusa sostiene che le retribuzioni sono inferiori dell'80% rispetto alla contrattazione collettiva. 
Le testimonianze contenute nel provvedimento sembrano dimostrare che i riders percepiscono tra 2,50 e 3,00 € a consegna, e per il PM Storari è caporalato.

Paghe sotto la soglia di povertà, orario di lavoro dilatato fuori ogni limite accettabile, e disponibilità eterna.

Uno sfruttamento sistematico fondato sullo stato di necessità delle persone reclutate, quasi sempre straniere. 
La Procura di Milano, nella persona del PM Paolo Storari, da anni indaga sul caporalato nei settori della moda e della logistica, ma non solo.

I carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro, sotto la direzione del PM Storari, sembra abbiano raccolto centinaia di testimonianze che provano che la società e l’amministratore delegato (e fondatore di Glovo), lo spagnolo Óscar Pierre Miquel, hanno corrisposto «ai rider in stato di bisogno e operanti sul territorio milanese circa 2.000) e nazionale (circa 40.000), una retribuzione in alcuni casi inferiore fino al 76,95% rispetto alla soglia di povertà e inferiore fino all’81,62% rispetto alla contrattazione collettiva».

Somme che, per il tipo e la quantità di lavoro prestato, non garantiscono ai rider «un’esistenza libera e dignitosa» e che sono «difformi» rispetto ai contratti collettivi firmati dai sindacati. 
Il punto di riferimento, dal punto di vista giuridico, è il salario minimo definito dalla Cassazione in alcune sentenze del 2023: una retribuzione di 1.245 euro al mese per 13 mensilità, calcolata su indicatori come il reddito di cittadinanza, la cassa integrazione guadagni, la nuova assicurazione sociale per l’impiego e l’indice Istat.

Già alla fine del 2023 l’azienda era stata multata con 5 milioni di € dall'Autorità per la privacy, perché «fino ad agosto 2023 i rider venivano localizzati via gps anche fuori dall’orario di lavoro».

La gestione a dir poco disinvolta dell’azienda potrebbe costare molto cara, questa volta, al Señor Óscar Pierre Miquel.

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