TELEMELONI

 


Paolo Petrecca, direttore di RaiSport, ha raccontato agli italiani la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026.

Ha aperto la telecronaca salutando gli spettatori dallo Stadio Olimpico. Peccato che la cerimonia si svolgeva a San Siro.

Ha scambiato Matilda De Angelis per Mariah Carey.

Ha indicato Kirsty Coventry, la presidente del Comitato Olimpico Internazionale, seduta accanto a Sergio Mattarella, identificandola come la figlia del Presidente.

Non ha riconosciuto Anna Danesi, capitana della nazionale di volley femminile e campionessa del mondo. 

Non ha riconosciuto Simone Giannelli, capitano dell’Italvolley maschile e anche lui campione del mondo.

Quando Ghali è salito sul palco a recitare una poesia di Gianni Rodari contro la guerra, Petrecca non lo ha nominato, non lo ha presentato e la regia non lo ha inquadrato. Nemmeno un primo piano. 

Non sapeva dove si trovava. Non sapeva chi stava cantando. Non sapeva chi stava sfilando. Non sapeva chi fosse seduto accanto al Capo dello Stato.
Ma sapeva perfettamente chi non doveva nominare.

Paolo Petrecca, il 20 febbraio 2025, quando era direttore di RaiNews24, mandò in onda il titolo: Assoluzione per Delmastro (sottosegretario alla Giustizia), quando tutti gli altri media dicevano che i giudici erano ancora in Camera di Consiglio. E lui, ai suoi collaboratori: “Gli altri non hanno le mie fonti!”. Nel pomeriggio arrivò la sentenza di condanna a 8 mesi.

Nel luglio del 2023 riconfezionò il servizio sulla denuncia per violenza sessuale nei confronti del figlio del presidente del Senato La Russa, eliminando i riferimenti scomodi, pure verità di cui la sua giornalista aveva serenamente parlato. E la giornalista ritirò la firma 

Idem, nel marzo 2024 ha fatto sparire dai notiziari le dichiarazioni del procuratore Gratteri, critiche verso il governo.

La sera del ballottaggio delle elezioni francesi del 2024 ha aperto il telegiornale delle 22 non con la disfatta della Le Pen, ma con il festival da Pomezia, dove, sul palco, si esibiva la sua compagna.

Ha trasmesso 47 minuti integrali di conferenza stampa di Giorgia Meloni dall’Albania. [ma senza contraddittorio, che conferenza stampa è?].

Quando il suo Comitato di redazione lo ha criticato, ha presentato un esposto contro i propri giornalisti all’Ordine. Ovviamente, l’esposto è stato archiviato.

È stato sfiduciato dalla redazione di RaiNews24 con 132 voti su 144.
Così, come avviene solo in Italia con i governi di regime, la Rai, dopo la sfiducia, lo ha promosso Capo di RaiSport alla vigilia delle Olimpiadi.

La redazione di RaiSport ha bocciato il suo piano editoriale. Ma lui è ancora lì.
A confondere San Siro con lo Stadio Olimpico, un’attrice con una popstar, la presidente del CIO con la figlia di Mattarella. A non riconoscere i campioni del mondo italiani.

La Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi (comunemente "Vigilanza Rai") è l'organo bicamerale incaricato di monitorare che l'attività del servizio pubblico sia imparziale e pluralista
Attualmente la Commissione è al centro di forti tensioni politiche che ne stanno bloccando parzialmente l'operatività. Il dibattito riguarda principalmente la nomina del nuovo Presidente della Rai, per la quale è necessaria una maggioranza dei due terzi dei voti in Commissione. 
E la destra, notoriamente, non ha la maggioranza, nonostante la Meloni urli tutti i giorni che lei sta governando con i voti degli italiani.

Pertanto, il Consigliere anziano Antonio Marano (Lega per Salvini Premier) fa le funzioni di Presidente.

E quindi, che problema c'è! Al governo sta bene così!

Nonostante le denunce degli evidenti stalli istituzionali, le tensioni sulla capacità dell'organismo di operare pienamente, con denunce da parte dell'opposizione circa il blocco dei lavori che influenza la qualità e l'indipendenza dell'informazione, al governo sta bene così.

C'è una convocazione in corso, per discutere temi urgenti legati ai referendum? 
La riunione si terrà entro febbraio, tanto il referendum sarà il 22 marzo!

Della serie: "Finché vinco gioco io!"
Evviva la Democrazia!









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