DI GLOBAL MINIMUM TAX
Tra il 2016 e il 2021 alcune (molte, troppe) multinazionali di origine europea hanno trasferito in paesi a bassa tassazione 6.550 mld di dollari, risparmiando sulle tasse da pagare, incrementando i già lauti profitti, e causando perdite fiscali, per i paesi di provenienza (e quasi sempre anche di nascita), per 1.717 mld di dollari.
E gli Stati “complici” non sono isole dei Caraibi, o del Pacifico, ma Paesi occidentali, tra cui USA, UK e alcuni Paesi UE.
Solo fra il 2016 e il 2021 la Francia ha perso 116 miliardi di dollari, la Germania 110, la Spagna 33, l’Italia 22; giusto per fare qualche esempio.
Francia, Germania, Spagna e Italia sono i paesi dove quelle attività erano nate e cresciute, quasi sempre con aiuti di Stato, sicuramente sempre con lavoratori formati in scuole statali, con crisi (fisiologiche e non) superate grazie ai vari sistemi paese dei rispettivi stati di nascita e sviluppo.
E al momento in cui hanno avuto forti ali per volare, queste entità, figlie ingrate, sono volate via, pur di risparmiare un pugno di dollari.
Ma -si sa- il business non ha cuore.
E gli Stati non riescono, con l'attuale sistema fiscale, ad incassare i crediti (sacrosanti) provenienti dai propri investimenti.
Questa forma di elusione sottrae entrate pubbliche che potrebbero, e dovrebbero, finanziare servizi per quei cittadini (scuole, sanità, infrastrutture, etc) protagonisti del sistema produttivo che crea altra ricchezza. Così è stata pensata, la nostra economia. Così è stata progettata, e così può funzionare.
Ma se a questo sistema complesso, a questo motore, viene a mancare uno degli ingranaggi principali, nella fattispecie il Ritorno dell'Investimento, tutto finisce [come dice un amico Vescovo] a donne perdute.
Un salasso che dovrebbe calare con la global minimum tax.
