I REPUBBLICANI DEL GRAND OLD PARTY SCARICANO TRUMP
𝐓𝐢𝐥𝐥𝐢𝐬 𝐞' 𝐦𝐞𝐦𝐛𝐫𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐏𝐚𝐫𝐭𝐢𝐭𝐨 𝐑𝐞𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐚𝐧𝐨.
di Vincenzo Marini Recchia
Ultima ora.
Il senatore repubblicano Thom Tillis ha appena attaccato duramente Stephen Miller, l’anima più nera del wild bunch trumpiano.
«Sapete cosa mi fa diventare irritabile? La stupidità. Tu non parli a nome di questo Senato degli Stati Uniti né del Congresso. Puoi dire che potrebbe essere la posizione del presidente che la Groenlandia debba far parte degli Stati Uniti, ma NON è la posizione di questo governo. Noi siamo un potere co-eguale.»
Questa è una linea costituzionale tracciata con forza da un senatore repubblicano, che chiama in causa direttamente la Casa Bianca per aver fatto finta che il Congresso non esista.
Un segnale fortissimo.
E non solo per il tono; ma anche per il momento e per la fonte.
Un senatore GOP che parla di stupidità senza filtri, rivendica esplicitamente la co-eguaglianza dei poteri, smentisce pubblicamente la Casa Bianca su una questione di politica estera, significa una cosa sola: la linea di frattura nel GOP non è più solo politica, è costituzionale.
Messo insieme a tutto il resto che stiamo osservando:
SCOTUS che frena l’esecutivo, il Senato che richiama i war powers, la Camera che va contro Trump sull’Obamacare,
Walz che invoca unità nazionale; questo intervento di Tillis suona segnale di rottura interna al campo repubblicano. Non dissenso soft, ma stop formale.
Quando un partito [NdR: il partito del presidente] inizia a dire “il presidente non parla per noi”, vuol dire che il sistema sta reagendo.
