IL MINNESOTA È LA VETRINA ALTERNATIVA DEGLI STATI UNITI
di Vincenzo Marini Recchia
A Minneapolis, capitale del Minnesota, una donna, Renée Nicole Good, trentasettenne, cittadina americana, bianca, poetessa, scrittrice, madre, vedova di un veterano dell’Afganistan, viene uccisa a sangue freddo -a pochi metri da dove George Floyd morì soffocato da un poliziotto e divenne un simbolo globale dell’abuso della forza- da un uomo mascherato della milizia federale inventata da Trump per colpire gli immigrati clandestini, con a capo la più spietata delle sue lealissime virago, Kristi Noem.
Dopo questo tragico evento il Governatore democratico Tim Waltz ha mobilitato la Guardia Nazionale per difendere i cittadini dagli abusi della milizia federale trumpiana. Il Minnesota è ormai diventato una sorta di lente simbolica per le tensioni più profonde tra le politiche di Donald Trump e la reazione democratica/autonomista, così come per le fratture sociali e istituzionali negli Stati Uniti.
Gli europei conoscono il Minnesota, soprattutto, per la splendida serie Fargo che ha dato a quei paesaggi un’immagine affascinante e “strana”contribuendo a un immaginario culturale particolare. Ma gli eventi reali -violenza politica, brutalità percepita, tensione con il governo federale- sono fenomeni molto più sostanziali e hanno poco a che fare con la fiction televisiva. Il Minnesota è oggi la “coscienza traumatizzata” degli USA.
Tocchiamo qualcosa di più profondo.
La sequenza simbolica della violenza fuorilegge: George Floyd, assassinio di una senatrice, del marito e del cane da parte di un attivista trumpiano, ferimento di amici e colleghi, operazioni ICE con esito letale, Guardia Nazionale pronta contro il caos federale.
Lo Stato che ha pagato il prezzo più alto alla violenza istituzionale è ora quello che tenta di fermarla.
Il Minnesota diventa non il più radicale ma il più credibile nel denunciare la deriva. Non a caso, non Berkeley, non Portland, ma Minneapolis. È la differenza tra protesta e autorità morale.
Tim Waltz non è l’islamico sindaco di New York, Namdami, non il brillante e diverso Pete Buttigieg, nè il Californiano simbolo dell’odiata elite democratica, Gavin Newsom. Ex militare, ex insegnante, dal linguaggio semplice e diretto, che parla di posti di lavoro, di costo della vita, di salute, di welfare, di sicurezza, Tim Waltz è il progressista che toglie a Trump e al Maga il monopolio del law & order popolare del Midwest e del Rust Belt.
Trump usa impropriamente la forza federale e Walz risponde con l’ordine costituzionale. Con lui la destra appare autoritaria, non “forte”. Il Minnesota confine con il Canada, continua a scambiare servizi e prodotti, ne condivide la nordica cultura cooperativa; è contro i dazi e le chiusure verso gli antichi alleati; il Minnesota è la vetrina alternativa degli USA; è il baricentro morale che sta scavando la fossa a Trump.
