NOT IMPEACHMENT, BUT A SLOW EXPULSION
di Vincenzo Marini Recchia
Il New York Times ha pubblicato un duro editoriale criticando l’operazione militare statunitense in Venezuela, definendola illegale e imprudente perché condotta senza l’approvazione del Congresso, in apparente violazione costituzionale e del diritto internazionale.
Punto chiave del testo: senza autorizzazione del Congresso, un’azione bellica viola la Costituzione degli Stati Uniti.
L’argomentazione ufficiale del governo non sarebbe coerente né fondata su una reale emergenza nazionale.
Intervenire con forza per rovesciare un regime -anche autoritario- può aggravare instabilità e sofferenze, stando alla storia di altre operazioni americane.
L’escalation rischia di dare esempio ad altre potenze di avere il diritto di violare le norme internazionali.
Perché è significativa la presa di posizione dell’intero board del giornale newyorchese? Simbolicamente, questo editoriale rappresenta una frattura netta nella narrazione istituzionale statunitense dominante; una delle principali testate liberal del paese accusa il presidente di violare apertamente la Costituzione e il diritto internazionale in un’azione militare estera.
Non è solo un’opinione su Trump, ma un richiamo alle norme costituzionali e istituzionali su cui si fondano gli Stati Uniti d'America.
Per i commentatori politici e giuridici, questo segnala che la discussione non è più circondata da eufemismi; si tratta di legittimità di potere, controllo dei poteri e ruolo del Congresso nell’autorizzare l’uso della forza.
È un “punto di non ritorno”?
Sì, nel senso mediatico-istituzionale.
L’editoriale rappresenta un rifiuto esplicito di normalizzare l’azione di Trump come “politica estera legittima”.
Impone la questione della legalità costituzionale come tema centrale del dibattito politico negli USA.
Da qui in avanti, ogni manovra presidenziale in politica estera sarà giudicata in base a questa critica, non semplicemente da un lato o dall’altro del dibattito politico, e collega in modo evidente l’insieme delle forze domestiche ed internazionali che ritengono che Trump ha valicato un linea di non ritorno.
La reazione di Wall Street e dei mercati finanziari all’operazione in Venezuela non è affatto entusiastica, e le prime indicazioni mostrano preoccupazione e nervosismo, non un plauso. Le reazioni principali finora sono: rischio geopolitico e volatilità.
Gli investitori stanno fronteggiando un improvviso aumento del rischio geopolitico, con mercati che devono ora incorporare una caduta drastica delle certezze su politica estera, stabilità delle istituzioni e ruolo del Congresso negli Stati Uniti. Questo tipo di rischio tende generalmente a spingere gli investitori verso asset difensivi e a ridurre l’appetito per attività rischiose.
Sia l’editoriale che la freddezza dei mercati producono uno slittamento sia dentro il Maga che nel GOP. Uno slittamento potenzialmente esplosivo prima delle elezioni di medio termine, ma non nel modo classico di una “scissione”. È più subdolo e, proprio per questo, pericoloso per Trump.
MAGA è lealtà personale a Trump, esecutivo forte, disprezzo per vincoli costituzionali “procedurali”.
GOP istituzionale è conservazione del potere, mercati stabili, Congresso centrale, alleanze internazionali.
L’editoriale del NYT e la reazione fredda di Wall Street agiscono esattamente su questa faglia. L’opposizione Dem e gli indipendenti hanno predisposto una graticola fino alle elezioni di Medio Termine.
Pronti a cogliere la prima occasione che possa arrivare dalle contraddizioni interne a Maga e a GOP.
Da 5 a 8 repubblicani al Senato possono fare la differenza. E non devono spiegare nulla alla base MAGA. Diranno: “difendiamo la Costituzione”. Questo è il punto più pericoloso per Trump.
Johnson, Thune, la leadership repubblicana, non sfideranno Trump apertamente, ma non lo proteggeranno più a ogni costo e lasceranno passare mozioni, audizioni, richieste di chiarimento.
Sarà una forma di logoramento, non di attacco; una sorta di bipartisanship “a bassa visibilità”; non su impeachment; non su Trump persona ma su limiti all’uso della forza, trasparenza, reporting obbligatorio, vincoli di spesa.
Ciò normalizzerà l’idea che Trump sia un rischio da contenere, non un leader da seguire. Va da sé che il fronte dei paesi dentro le alleanze politico-militari sull’Atlantico e sul Pacifico dovranno mantenere lo stesso profilo: condannare fermamente ogni strappo unilaterale, rifiutare la nuova dottrina delle sfere di influenza e del “giardino di casa”, ridisegnare la mappa politico militare e le catene di comando.
Può crollare Trump prima del midterm?
Potrebbe accadere; per due motivi concreti:
- paura elettorale inversa. Alcuni repubblicani non temono più la base MAGA, ma i donatori, i mercati, gli elettori suburbani, il rischio di caos istituzionale; Wall Street che non applaude è già un campanello d’allarme.
- copertura “costituzionale”. Il Venezuela fornisce la giustificazione perfetta: “Non è contro Trump, è per la Costituzione”.
È la via di fuga narrativa che rende possibile il bipartisan. È il tipo di dinamica che non uccide Trump subito, ma lo rende politicamente “gestibile” dal sistema.
