DEL BOARD OF PEACE ED ALTRI GUAI

 


Il BoP (Board of Peace) è un'organizzazione internazionale istituita e presieduta da Donald Trump per la ricostruzione di Gaza e la gestione dei conflitti globali.

NON è, quindi, una Istituzione degli Stati Uniti d'America, ma una organizzazione privata, e credo che ciò vada detto chiaro e forte.

Infatti il dibattito al Congresso degli Stati Uniti e le decisioni sui finanziamenti sono attualmente ancora in corso, e oggetto di forte discussione politica. 

È vero che il BoP è stato presentato da Trump come il Board più prestigioso mai costituito, ma è altrettanto vero che il Congresso continua ad avere enormi dubbi sulla possibilità di una approvazione.

Anche perché non è ancora chiaro nemmeno se il Presidente richiederà un'autorizzazione formale al Congresso per l'impegno finanziario promesso o se tenterà di procedere tramite poteri esecutivi.

Importanti settori del Congresso (e i grandi analisti) stanno deridendo l’iniziativa, ormai già etichettata come un fallimento.

Un’analisi riservata (ma non così tanto) e trasversale (dem e gop) osserva:

1. Manca la supervisione parlamentare sulla gestione dei fondi e sulla natura dell'organizzazione, che agisce al di fuori del sistema tradizionale delle Nazioni Unite, generando addirittura il timore che il BoP possa competere o sostituire l'autorità globale dell'ONU, e la dichiarazione di Trump, che “l'organismo servirà a controllare che l'ONU funzioni correttamente", invece che tranquillizzare, è stata definita delirante.

2. Trump aveva dichiarato che chiunque avesse aderito si sarebbe dovuto presentare con un assegno di un miliardo di dollari usa. Non sarebbero state accettate fidejussioni, ma solo soldi veri.

Ma ad oggi hanno aderito Arabia Saudita, Israele, Egitto, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Giordania, Kuwait, Turchia, Albania, Bielorussia, Bulgaria, Ungheria, Kosovo, Armenia, Azerbaigian, Cambogia, Indonesia, Kazakistan, Mongolia, Pakistan, Uzbekistan, Vietnam, Argentina, El Salvador, Paraguay: 26 Paesi. Quindi 26 miliardi? NO. Meno di 5, in media meno di un quinto di quanto obbligatoriamente richiesto. 

Di più e peggio: 

a) una ventina, dei ventisei, sono paesi in cerca di commesse, ed hanno versato solo pochi spiccioli. Ma Trump ne ha accettato la presenza, per nascondere il flop. Ma il bluff è durato poco. Anzi, ha fatto incazzare quei pochi validi, che si sono sentiti presi in giro, e uno di loro ha dichiarato (sempre sottovoce ma non poi così tanto): "Se avessi saputo che c’erano solo mezze tacche non sarei andato! Ma quel deficiente mi diceva, per telefono: ‘siamo già 19!’ E dopo un’ora: ‘siamo già 23! Dài, parti!. Caxxo! Gliela farò pagare! Giuro che gliela farò pagare cara!”

b) Trump aveva promesso un investimento di 10 miliardi di dollari da parte degli USA, ma ancora non ha nemmeno dichiarato da dove arriveranno, e il Congresso lo sta aspettando al varco, per dirgli che non approverà. Tant’è che Trump ha già sparato una delle sue caxxate, dicendo che 10 miliardi di dollari, a ben vedere, sono “una cifra molto piccola rispetto ai costi che lui sosterrà per garantire la sicurezza di quell’area. Insomma, il denaro non è più stato versato, come era previsto, ma solo promesso. A quel punto, i 5 miliardi (tanto non si dovevano pagare subito e non c’era nemmeno una data di scadenza) sono diventati 7.

3. I fondi sono destinati principalmente a un piano ambizioso per Gaza che include la costruzione di 400.000 abitazioni (di cui 100.000 a Rafah) e lo stanziamento di 5 miliardi di dollari per le infrastrutture.


Concludo.

Donald John Trump è nei guai per il BoP, oltre che per l’Ice (le squadracce); è nei guai con gli elettori (gradimento al 38,5% ed intenzioni di voto al 35,7%); è nei guai con il Congresso, col suo partito, e con -quasi inutile dirlo- il resto del mondo.


Questo è tutto, gente!

Buon fine settimana!

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