REFERENDUM ED ALTRE IDEE

 


In tutti gli organismi, inclusi quelli istituzionali, ci sono persone che presumibilmente non sempre fanno il loro dovere con lealtà e fedeltà, ma l’infedeltà di costoro non può e non deve mettere in discussione l’utilità dell’intero organismo.

Chiedere chiarezza, esigere cambiamenti, è giusto, ma migliorare un'istituzione non significa snaturarla, cambiarne il concetto fondamentale, che è quello dell’indipendenza dei tre Poteri, che si ottiene solo con un equilibrio perfetto, fatto di pesi e contrappesi. 

L’istituzione deve essere salvaguardata, e non indebolita, perché serve, è indispensabile.

È sciocco indebolire l’indipendenza del Potere Giudiziario, incrementando quello del Potere Esecutivo.

A me è capitato due volte di subire gravi ingiustizie in ambito giudiziario, e sicuramente in uno dei due casi il giudice si è fatto intortare dalla controparte, maturando una convinzione personale, assolutamente non convalidata dai fatti, dimostrando così una palese incapacità di applicare la legge, perché ha deciso, in assoluta assenza di prove, contro il convenuto (il sottoscritto, che in realtà era la vittima, e non il carnefice). Poi il tempo mi ha dato ragione, ma il male ormai era stato fatto. Non credo che ci sia stato del dolo, ma colpa grave sicuramente sì. Di magistrati imbecilli c'è n’è -come in tutte le categorie- e quella volta uno è capitato a me. 

Ma, contro le due ingiustizie subite in ambito  giudiziario, di porcate, dalla politica, ne ho viste fare centinaia, se non migliaia. La corruzione, la concussione, lo sperpero di denaro pubblico, il peculato, l’interesse privato, sono sotto gli occhi di tutti.

Tra i magistrati, nella storia della Repubblica, ho visto perdere la vita, nel compimento del loro dovere, ad Agostino Pianta, Pietro Scaglione, Francesco Ferlaino, Francesco Coco, Vittorio Occorsio, Riccardo Palma, Girolamo Tartaglione, Fedele Calvosa, Emilio Alessandrini, Cesare Terranova, Nicola Giacumbi, Girolamo Minervini, Guido Galli, Mario Amato, Gaetano Costa, Gian Giacomo Ciaccio Montalto, Bruno Caccia, Rocco Chinnici, Alberto Giacomelli, Antonino Saetta, Rosario Angelo Livatino, Antonino Scopelliti, Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino, Luigi Daga e Paolo Adinolfi: 27 magistrati, in un gruppo di circa 9.000 persone.

Nello stesso periodo, solo 6 politici, in un gruppo di oltre 13.000 persone, tra uomini e donne dei partiti, dei governi dello Stato, delle Regioni, e dei Comuni: Aldo Moro, Piersanti Mattarella, Michele Reina, Pio La Torre, Roberto Ruffilli e Gaetano Longo.

In questa secondo gruppo (i politici), si contano centinaia, se non migliaia, di corrotti, concussori, e persone che per ottenere e mantenere il potere hanno sperperato denaro pubblico, sottraendolo ad altre voci di bilancio, e così provocando la morte di migliaia, o forse decine di migliaia, di cittadini. Basta pensare alla Sanità, alla sicurezza nel mondo del lavoro, alla sicurezza in generale.

Non c’è paragone.

Quand’anche dovessimo scegliere i meno peggio . . . . . . è facile decidere di chi è meglio fidarsi e di chi no.

Certo, chi non riconosce che la Magistratura ha bisogno di migliorare è in mala fede. 

Ma -guarda caso- forse è proprio nella attuale Costituzione che possiamo trovare consiglio.

Chi presiede, infatti, il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), organo di autogoverno dei magistrati ordinari, chi interviene nelle nomine dei magistrati e nomina cinque dei quindici giudici della Corte costituzionale? 

Non è forse il Presidente della Repubblica? 

Nella pratica della Interazione Istituzionale non è il Presidente della Repubblica che incontra regolarmente i magistrati in tirocinio?

Chiediamoci quante volte, negli ultimi vent'anni, i PdR hanno partecipato alle riunioni del CSM e quante invece hanno delegato al Vice, in occasione di organizzazione delle procedure concorsuali, di immissione in servizio, di promozioni, trasferimenti, di riunioni della Sezione disciplinare, che infligge ammonimenti, censure, perdita dell'anzianità, sospensioni o rimozioni, e finanche provvedimenti cautelari (trasferimenti temporanei, cambi di funzione). 

E non mi si dica che ad un PdR manca l’autorità morale, nel momento in cui presiede il CSM, di avere pugno di ferro. Magari in guanto di velluto.

Per aiutarlo, il Parlamento si inventi nuove leggi che lo aiutino ad esercitare tali sue prerogative! Che siano segnali forti in questo senso; sia per il PdR che per i Magistrati. 

Nuove leggi che promuovano il merito, prevedano premi simbolici, onorificenze, titoli di merito, riconoscimenti a quei magistrati che dimostrano di fare il loro mestiere con maggior buona volontà! 

Il nostro Paese, che non crede più a niente (tant’è che solo la metà dei cittadini esercita il diritto di voto) ha bisogno anche di simboli. 

Invece di soffiare sul fuoco dell’odio contro la Magistratura (che altro non è che un’arma dell’attuale esecutivo per incrementare il suo potere) ci vorrebbero provvedimenti che spingano tutta la componente Giustizia ad un rigurgito di orgoglio, una reazione vigorosa di dignità, amor proprio e fierezza, sì da uscire da questo periodo di scoraggiamento ed indifferenza. 

Un Magistrato che fa meglio degli altri potrebbe meritare un assistente giudiziario in più, potrebbe vedere ascoltate le sue proposte di innovazione del sistema, potrebbe essere incentivato a partecipare ai convegni internazionali di magistrati, dove incontrare i colleghi degli altri Paesi membri dell’Unione Europea. 

I Magistrati che dimostrano di conoscere l’inglese, lo spagnolo e -che ne so- il cinese, e gli autori di pubblicazioni, potrebbero essere incentivati con giorni di anticipazione della data di inizio della pensione.

Pochi ma intelligenti e poco costosi provvedimenti probabilmente otterrebbero di più e costerebbero meno dei centoventotto milioni l’anno che -ho sentito dire- costerebbe attuare questa riforma.

Abbiamo, in questo momento, 139 sedi attive di Tribunali Ordinari; 26 (o 29) sedi di Corte di Appello; 20 Tribunali Amministrativi Regionali (TAR), tribunali militari e tribunali per i minorenni. Diciamo circa 200 sedi. Di quei 128 milioni l’anno, forse ne sarebbero sufficienti la metà per fare cose intelligenti, frizzanti, nuove. 

Ministro Nordio, il suo mestiere dovrebbe essere questo, lei deve e se gui re le leggi (potere esecutivo, non legislativo). E invece si è fatto prendere la smania anche lei!

Una rapidissima dichiarazione.

Che nessuno cerchi, in questo pezzo, un qualche rimprovero all’operato di Mattarella: non c’è. Sono da sempre un suo devoto e leale ammiratore, e resto tale.

Concludo.

Il 22 e il 23 marzo votiamo NO.

Ma un attimo dopo, o già da prima, cominciamo a pensare a qualcosa che risolva i problemi, innegabili, della Giustizia, in questa terza decade del terzo millennio.

Buona settimana a tutti, gente!

Torniamo umani e civili!

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