AD UNA SETTIMANA DALLE ELEZIONI lN ISRAELE

 


Tra una settimana, il 27 ottobre, gli israeliani saranno chiamati alle urne per eleggere la nuova Knesset (letteralmente l'Assemblea, il Parlamento), che poi avrà il compito di votare la fiducia al nuovo governo). 

Il Presidente dello Stato d'Israele (Yitzhak Herzog, noto anche come Isaac Herzog, detto Bougie), dopo le elezioni ed una serie di colloqui con i Partiti, incaricherà un deputato (di norma il leader del partito o della coalizione con maggiori probabilità di formare una maggioranza) di costituire il governo.

Il Primo Ministro designato sceglierà i Ministri, distribuendo i dicasteri tra i partiti alleati per assicurarsi il sostegno di almeno 61 deputati, cioè la maggioranza della Knesset, che è costituita da 120 membri.

Il governo (Primo Ministro e Ministri) viene presentato alla Knesset, e deve ottenere il voto di fiducia della maggioranza dei parlamentari per entrare ufficialmente in carica.

Un po' come noi in Italia, ma con numeri diversi.

Anche perché le differenze tra i partiti (quest’anno 38) rendono difficile trovare un accordo. 

Dai Democratici di centrosinistra alle formazioni nazionaliste e religiose, fino ai partiti arabi, il quadro politico israeliano è decisamente molto frammentato.

Il sondaggio commissionato da Maariv (il più famoso quotidiano israeliano) vede in testa Yashar, il partito centrista dell’ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot, davanti al Likud di Benjamin Netanyahu, ma nessuno dei due raggiungerebbe da solo la maggioranza (61) necessaria per governare; uno dei due dovrà riuscire, pertanto, a formare una coalizione che arrivi almeno a 61.

Il sondaggio, realizzato per Maariv da Lazar Research/Panel4All, su un campione di aventi diritto al voto, israeliani e arabi, intervistate il 14 e 15 ottobre, rivela che il 55% degli israeliani preferirebbe un governo di unità nazionale a nuove elezioni, nel caso in cui dal voto del 27 ottobre non emergesse un vincitore chiaro.

Tra gli elettori dell'opposizione (Yashar), il 54% sosterrebbe un governo di unità nazionale soltanto se guidato da un esponente del proprio schieramento; tra gli elettori della attuale maggioranza, invece, solo un po' meno del 40% preferirebbe un esecutivo guidato da Benjamin Netanyahu, e il 32% sceglierebbe di tornare alle urne in caso di un nuovo stallo politico.

Le intenzioni di voto assegnano al blocco dei partiti sionisti di opposizione la maggioranza dei seggi (62 su 120) contro l’attuale coalizione di governo che scenderebbe a 48 seggi, mentre i partiti arabi si aggiudicherebbero i rimanenti 10 seggi.

Ma va tenuto conto del fatto che, anche se è evidente che oltre il 59% è contrario a Netanyahu, ciò non significa che costoro condividano le stesse priorità politiche, e siano sicuramente disposti ad entrare in coalizione con Yashar.

La risposta alla domanda diretta su chi sarebbe più adatto a fare il premier è significativa.

Il 48% degli intervistati preferisce Eisenkot, e solo il 41% Netanyahu. Ma, come già chiarito, ci vogliono 61 seggi. Non si vota direttamente per il Primo Ministro.

Va ricordato, a questo punto, che in Israele il Primo ministro uscente non decade automaticamente con le elezioni. 

Il funzionamento istituzionale prevede passaggi ben precisi nel caso in cui i partiti non trovino un accordo di coalizione per raggiungere la maggioranza minima di 61 parlamentari alla Knesset.

La legge fondamentale (una sorta di Costituzione) israeliana prevede che il governo uscente mantenga intatti i suoi poteri operativi per garantire la continuità amministrativa del Paese, e Netanyahu continuerebbe a guidare questo esecutivo temporaneo fino a nuove elezioni, definite elezioni anticipate.

I nostri migliori e sinceri auguri a tutto il popolo israeliano e ai loro politici, unici a detenere il Potere di coalizzarsi per creare un Governo che ottenga i fatidici 61 voti di fiducia dalla Knesset. Che Dio li illumini e li aiuti a trovare la forza per superare ciò che li divide, e ad unirsi per formare un Governo che porti a tutti Pace e serenità.






Gli articoli più letti

TRENT'ANNI DI PRESSIONE FISCALE: LIVELLO, TENDENZE E CONFRONTO INTERNAZIONALE

CROLLO DEI CONSUMI, E NON SOLO. MA IL GOVERNO DICHIARA CHE VA TUTTO BENE.

SE GROKIPEDIA È IL FUTURO, CHI CI PROTEGGERÀ DALLA DISINFORMAZIONE?