DELL'IMPOSTA DI SUCCESSIONE E DI QUELLA (ANTIELUSIONE) SULLE DONAZIONI.
La maggior parte dei sistemi fiscali evoluti prevedono un’imposta sulle successioni (e quella, antielusione, sulle donazioni).
il primo a introdurla fu l'imperatore Augusto: il 5% sui lasciti a favore di persone diverse dalla moglie e dai figli del defunto; era un buon gettito per lo Stato, e al tempo stesso garantiva il mantenimento del patrimonio di famiglia; che diventava sempre più ricca e potente di generazione in generazione; non era certo una visione liberale.
Fu Diocleziano che ne rivoluzionò il concetto, eliminando le esenzioni a favore dei familiari.
Il trasferimento, anche parziale, della ricchezza da padre a figli, permette agli eredi di beneficiare di beni che non provengono dal loro lavoro, e ciò è moralmente discutibile, oltre che dannoso dal punto di vista del liberismo economico, perché danneggia la sana competizione e la concorrenza, tarpa le ali all'ingegno, e quindi danneggia il progresso economico.
Adam Smith sostiene che un ordine economico può realizzarsi soltanto attraverso il libero svolgimento di attività individuali, ma se quattro dozzine di attività individuali partono con un farthing (la quattrocentesima parte di una sterlina), ed una [attività individuale] parte con mille sterline, non ci sarà competizione, non ci sarà concorrenza, non ci sarà progresso tecnologico né economico.
Sempre Smith usava una metafora proveniente dal polo, sport equestre della sua Scozia, dove era uso che tra un tempo e l'altro agli spettatori toccava entrare in campo per spargere le deiezioni dei cavalli, per 'livellare il campo di gioco', così che alla ripresa del gioco per tutti ci fossero pari condizioni di partenza; e così si dovrebbe fare nella vita, livellare periodicamente il campo di gioco, per ricreare pari condizioni di partenza -diceva Smith- sia perchè così è giusto, che perché solo così si persegue l'efficienza economica.
L'imposta di successione è uno strumento utile a ridurre le disuguaglianze e la concentrazione dei patrimoni, e quindi dei redditi.
Quando, quindi, fosse applicata su importi superiori -tanto per fare un esempio- a cinque milioni di Euro, con aliquote progressive fino a raggiungere, per patrimoni molto elevati, il 50%, come avviene in Francia, Belgio, Germania, Danimarca, Lussemburgo, Spagna, Svizzera, Regno Unito, etc, potrebbe portare denaro nelle Casse dello Stato, giovare all'economia e alla giustizia sociale.
Prevengo le obbiezioni di chi dirà:
1 - che i grandi ricchi provvederanno ad incrementare i loro investimenti all'estero.
Incrementiamo l'organico della nostra Polizia fiscale (la Guardia di Finanza), e forniamo loro mezzi e leggi che consentano di scovare, sia in Italia che all'estero, e punire severamente, gli evasori. In altri Paesi viene fatto, e funziona; l'Internal Revenue Service Criminal Investigation degli USA incassa per il Tesoro USA 23,4 volte quello che costa; e lì le tasse le pagano quasi tutti!
2 - che far funzionare una tal tassa di successione sarebbe molto difficile, perché si devono colpire tutti i beni: gli immobili, le partecipazioni finanziarie, i mobili, le opere d’arte, i gioielli, le barche, gli aerei, etc etc.
Giusto. Ma che ci vuole, oggi, a costituire una anagrafe patrimoniale di tutti i contribuenti, che il cittadino deve tenere aggiornata per ogni acquisto e per ogni vendita di beni del valore superiore a 10.000 Euro?
A quelli dei miei lettori che hanno patrimoni che valgono più di 5 milioni di Euro: non vi preoccupate per figli e nipoti; avrebbero di che vivere nell'agiatezza ancora per generazioni! Comunque, buona giornata.
Agli altri (quelli che non hanno patrimoni che valgono più di 5 milioni di Euro): combattere perché i giovani possano avere uguali possibilità di partenza vuol dire desiderare un Paese nuovo, e una riforma del sistema delle successioni può aiutare a realizzarlo!
Buona giornata, ed una splendida vita, a tutti voi, ai vostri figli e ai vostri nipoti.
