UN’ANALISI DEL PROBLEMA ITALIANO DELL’ENERGIA
Ci siamo proposti di analizzare, relativamente all'Italia, il problema dell’energia, che sta terrorizzando il mondo, a causa della guerra in Iran, lo stretto di Hormuz, etc.
All’inizio di ogni indagine vanno individuate le entità (pubbliche e private) coinvolte, che solitamente possiedono i dati necessari allo studio in questione.
Abbiamo iniziato col MASE, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, che, oltre alle competenze ambientali, ha quelle della sicurezza energetica, che significa che (testuale dal loro sito) garantisce la sicurezza delle infrastrutture e dei sistemi energetici e geominerari, l’approvvigionamento, l’efficienza e la competitività, la promozione delle energie rinnovabili.
Ricerca vana: sanno meno di nulla, o, se sanno, alla faccia della trasparenza che sbandierano, non dicono nulla.
Idem, o quasi, tutti gli enti pubblici.
Come spesso accade, le Istituzioni internazionali sono più disponibili e competenti.
Quelle private, certamente competenti e più disponibili, ti forniscono i dati e ti spiegano come validarli.
Siamo partiti dai numeri del Fabbisogno energetico Italia 2026, al netto dell’energia prodotta [gas naturale, petrolio e fonti rinnovabili] entro i propri confini.
Gas (il 35,4% del mix energetico): 55,8 miliardi di m³.
Petrolio (il 36,7% del mix energetico): 54 milioni di tonnellate, ovvero 1.080.000 barili al giorno.
Di queste due tipologie di energia, che sono al centro della campagna di informazioni da stampa, TV ed Internet, che ci bombardano di notizie terrorizanti, preconizzando aeroporti chiusi, traffico a targhe alterne, lavoro da casa, fabbriche chiuse, e chi più ne ha più ne mette, abbiamo individuato (e validato) i contratti di fornitura che l’Italia ha in essere con Paesi produttori che sono in grado di rifornirci senza avere a che fare con Hormuz ed aree limitrofe. Pertanto,
Attuali possibilità di importazione, per contratti in vigore e situazioni geo-politiche favorevoli alla logistica.
Algeria
- gas: 20 miliardi di m³/anno, tramite il gasdotto TransMed, che arriva a Mazara del Vallo.
Libia
- petrolio: 13,6 milioni di tonnellate. Traffico marittimo in Mediterraneo senza problemi.
- gas: 1 miliardo di m³ nel 2025, più nuove scoperte (ENI) di gas offshore (Bess 2 e South 3) per oltre 28 miliardi di metri cubi dal 2027. Arriva da Mellitah via gasdotto sottomarino GreenStream (520 km), gestito in collaborazione con ENI, che arriva a Gela.
Angola
- petrolio: 1,4 milioni di tonnellate. L’Angola affaccia sull’Atlantico, le navi metaniere non hanno niente a che fare con Hormuz.
- gas: 91 milioni di m³/anno di GNL, con previsioni (ENI, che ne gestisce l’estrazione) di arrivare a 1,5 miliardi di m³ anno nel 2027. L’Angola affaccia sull’Atlantico, le navi metaniere non hanno niente a che fare con Hormuz.
Azerbaigian
- petrolio: 12,1 milioni di tonnellate; il greggio viene estratto da giacimenti nel Mar Caspio, principalmente dal complesso Azeri-Chirag-Gunashli, e viaggia attraverso l'oleodotto BTC (Baku-Tbilisi-Ceyhan), che attraversa l'Azerbaigian, la Georgia e arriva al terminal di Ceyhan, sulla costa mediterranea della Turchia meridionale, dove viene caricato sulle petroliere che attraversano il Mar Mediterraneo, per raggiungere l’Italia, principalmente nel porto di Trieste (che rappresenta un hub fondamentale), per poi essere trasportato tramite oleodotti (come la linea transalpina TAL) verso le raffinerie italiane ed europee.
- gas: 10 miliardi di m³/anno, con disponibilità di arrivare a 20 dal 2027. Arriva attraverso il gasdotto TAP (Trans-Adriatic Pipeline), che dall'Azerbaigian, passando per Grecia e Albania, arriva in Puglia.
Kazakistan
- petrolio: 28,86 milioni di tonnellate. Viene estratto dai giacimenti di Tengiz, Karachaganak e Kashagan (dove Eni ha un ruolo rilevante) e trasportato tramite l'oleodotto CPC fino al terminal marittimo di Novorossijsk, sul Mar Nero, dove viene caricato su petroliere; attraversa il Mar Nero, il Bosforo e arriva in Italia attraverso il Mar Mediterraneo.
Appare evidente che le fonti di approvvigionamento sopracitate sono più che sufficienti a soddisfare i fabbisogni italiani.
Petrolio
disponibile: 56 milioni di tonnellate
necessario: 54 milioni di tonnellate
Gas
disponibile: 69,1 miliardi di m³
necessario: 55,8 miliardi di m³
Oltre le fonti di approvvigionamento sopra citate, abbiamo i seguenti contratti in corso, da località che non hanno niente a che fare con Hormuz:
Egitto
- petrolio, derivati e raffinati:
non siamo riusciti ad avere le quantità, ma abbiamo pagato all’Egitto, in questi ultimi anni, tra 530 e 560 milioni di Euro l’anno.
- gas:
GNL (via Mediterraneo), più blocco Denise (offshore dell'Egitto) stimata in circa 56 miliardi di m³/anno dal 2027.
Congo
- gas: attualmente poco meno di 2 miliardi di m³, da 2° trimestre 2027 4,5 miliardi di m³ di GNL all'anno. Via mare senza problemi fino al terminale di Piombino.
Nigeria
- gas: 0,5 miliardi di m³ di Gas Naturale Liquefatto (GNL). In fase di progetto un maxi-gasdotto (Trans-Saharan Gas Pipeline) che potrebbe collegare la Nigeria direttamente all'Algeria, e da lì utilizzare il TransMed, che arriva direttamente a Mazara del Vallo.
Mozambico
1 miliardo di m³ l’anno di GNL, dal Coral Sul FLNG (Floating Liquefied Natural Gas), un impianto galleggiante già attivo e in fase di espansione.
Guinea
idem come Mozambico.
Usa e Brasile
Abbiamo contratti, ma potrebbero non essere in grado di, o non voler, rispettarli.
E allora?
Perché tutte queste cassandrate?
Perché questo clima di terrore, di paura, di evocazioni di targhe alterne piuttosto che di condizionatori spenti, o serbatoio vuoti, o, peggio, di fabbriche ferme, etc?
Certamente c’è il problema del prezzo, che probabilmente salirà, diminuendo l’offerta globale (a causa di Hormuz) a parità di domanda. Ma noi, Italia (grazie Draghi, autore di questi accordi nel Luglio del 2022), non dovremmo soffrire di mancanza di prodotti per il nostro cocktail energetico.
Resta la domanda:
ma allora perché tutto ‘sto can can?
