DI PATRIMONIALE E DI FISCO ITALIANO NEGLI ULTIMI 40 ANNI

 


Le voci (che di altro non si tratta, all'itala maniera) di una imposta sui patrimoni superiori ai 5,4 milioni di euro (numero che viene da una proposta di stampo europeo, che identificava la soglia di applicazione ai patrimoni netti superiori a 5,4 milioni di euro), mi hanno spinto a studiare la fiscalità italiana relativa alle persone fisiche negli ultimi 40 anni. Dal 1986 al 2026.

La riforma del 1986 confermò i 9 scaglioni esistenti, modificando le aliquote, che furono stabilite dal 12% al 62%, diminuendo le precedenti, sia sui redditi più bassi che su quelli più alti [le precedenti andavano dal 18% al 65%].

Dal 1989 e per quasi tutti gli anni '90 gli scaglioni furono diminuiti a 7, con aliquote dal 10% al 50%, diminuendo leggermente le aliquote dei redditi più bassi e molto, invece, quelle dei redditi più alti.

Dall'inizio degli anni 2000 e fino al 2021 gli scaglioni scesero a 5, con l'aliquota più bassa al 23% e la più alta al 43%, aumentando le aliquote dei redditi più bassi e diminuendo fortemente quelle dei redditi più alti.

A partire dal 2022 gli scaglioni sono stati ridotti a 4, pur mantenendo invariate le aliquote minima e massima (23% e 43%).

In pratica, i grandi redditi hanno visto ridurre le imposte, negli ultimi 40 anni, dal 65% al 43%.

In questi stessi anni il divario di ricchezza in Italia è aumentato significativamente, trasformando il nostro Paese in uno dei più diseguali d'Europa. 

I patrimoni dei super-ricchi sono cresciuti, la quota della classe media e dei poveri si è ridotta. 

Parallelamente, la povertà assoluta ha toccato record storici.

L’evoluzione del Divario dal 1986 al 2026.

Anni '80 e '90: L'Italia partiva da livelli di disuguaglianza relativamente contenuti (simili a quelli della Svezia). 

Dal 1990 in poi, il divario ha iniziato ad ampliarsi a causa delle riforme del mercato del lavoro e delle quattro recessioni che hanno causato una crescita stagnante dei salari reali.


I dati sui conti distributivi della Banca d'Italia evidenziano un'elevata concentrazione:

il 10% più ricco delle famiglie detiene oltre il 60% della ricchezza netta nazionale, mentre il 50% meno abbiente ne possiede appena il 7,2%. 

L'indice di Gini (che misura la disuguaglianza) è salito a 72,2.

La forbice della ricchezza.

La quota di ricchezza in mano al 90% meno benestante è costantemente scesa, mentre i patrimoni dell'1% più ricco hanno continuato a salire.

Secondo i rapporti dell'ISTAT, la povertà assoluta ha visto un trend di forte crescita. A livello nazionale, il numero di individui in povertà assoluta ha raggiunto la soglia dei 5,7 milioni.

Sebbene la povertà rimanga più diffusa nel Mezzogiorno (numero dei poveri), l'aumento più drastico (rapidità e percentuali) dell'ultimo decennio si è registrato nelle regioni del Nord Italia.


Questi i dati.


A voi tutti le riflessioni, amici lettori.

Agli esperti le conclusioni e i rimedi.


Buon tutto a tutti.

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