PENSIERI DI ANTROPOLOGIA CULTURALE.

 


Si parla tanto di Stati Uniti d'America e del Presidente in carica, a dir poco strano, sicuramente incomprensibile, che ci fa sentire come se fossimo seduti su una bomba ad orologeria di cui non sappiamo se e a che ora è stata regolata l’esplosione.

E molti si chiedono come abbiano fatto, i suoi cittadini, ad eleggerlo per ben due volte, e perché, se è andato fuori di testa, non lo hanno ancora cacciato dalla Casa Bianca.

Le due generazioni che mi hanno preceduto, da parte di padre, hanno vissuto negli Stati Uniti. Così, di quelli che portano il mio cognome ce n’è più negli States che in Italia; cugini e nipoti che frequento, con cui mi sento e mi scrivo spesso. 

Una delle cose che colpiscono noi europei, di quel popolo giovane (pochi secoli di vita, rispetto ai millenni di storia della vecchia Europa), composto, per il 97,3%, di immigrati, è che a volte, negli States, quando si parla di qualcuno, si dice, di lui, a significare che è uno che conta: ‘Bhe! È di sesta generazione!’ O quinta, o settima, o ottava; dove il numero delle generazioni serve ad indicare in quali anni la famiglia di quella persona è arrivata nel Nuovo Continente, dove le grandi immigrazioni iniziarono nell’800.

Tale anzianità, ovviamente, è, nella convinzione comune, direttamente proporzionale alla ricchezza e all’importanza della famiglia a cui quella persona appartiene.

Ciò esprime -secondo me- non solo il desiderio umano e legittimo di elevarsi, distinguersi e acquisire un riconoscimento sociale superiore, ma anche la convinzione, la certezza assoluta che più a lungo (per più generazioni) una famiglia è vissuta in quei luoghi, più denaro, potere e dignità ha acquisito; e che altrettanto varrà, in futuro e sempre, per tutti; anche per gli ultimi arrivati e per i loro figli.

Ho frequentato, per un paio d’anni, l’Australia (dove negli anni '80 dell'Ottocento arrivarono i primi nuclei consistenti di europei non britannici, inclusi i pionieri italiani), ed anche lì si dice: ‘Bhe! È di quarta (o quinta, o sesta) generazione!’

Concludo.

Non capisco Trump. Allo stesso tempo comprendo perché gli statunitensi hanno sopportato così a lungo le sue intemperanze, anche se penso che siano arrivati al limite e che lo cacceranno presto. 

Perché ogni Stato possiede una propria Storia e propri valori, e gode del diritto fondamentale al rispetto, per il solo fatto di esistere, ma a patto che colui che lo guida rispetti i diritti fondamentali dei propri concittadini, quelli di ogni altro Stato, e quelli delle Istituzioni internazionali a cui tutti gli Stati sono sottomessi.


Buon fine settimana a tutti!



Gli articoli più letti

TRENT'ANNI DI PRESSIONE FISCALE: LIVELLO, TENDENZE E CONFRONTO INTERNAZIONALE

MMCS - communicatio dpt

ABBIAMO RICEVUTO E TRADOTTO, E PUBBLICHIAMO.