DI GUERRE, DI CRISI ENERGETICA E DELLA PAZZIA CHE STA INVADENDO IL MONDO
L'impianto riveste un ruolo cruciale per le forniture alle raffinerie italiane, perché aggira, attraverso il Canale di Suez, il blocco dello Stretto di Hormuz.
Tramite l’East-West Pipeline, infatti, il petrolio viaggia via terra, dai pozzi fino al porto di Yanbu, sul Mar Rosso.
Da lì, le navi cisterna risalgono verso nord, attraversano il Canale di Suez (o l'oleodotto Sumed in Egitto) e arrivano direttamente nei porti italiani.
Premesso che la produzione dell’Arabia Saudita è di 10 milioni di barili al giorno, e che quindi la capacità dell'East-West Pipeline (7 milioni di barili/giorno) i sauditi la usano tutta per loro, girano rumors, non confermati ma credibili (perché hanno senso), che in questi ultimi giorni, nell’esaminare i danni, e riparare, a qualche dirigente sia venuto in mente di fare due conti su quanto tempo e quanto denaro ci vorrebbe per aumentare a 15 milioni di barili/giorno la portata dell’East-West Pipeline, e offrire la portata eccedente a Iraq e Kwait (che producono, insieme, 7,3 milioni di barili/giorno), paesi confinanti e con clienti mediterranei da fornire.
Così, giusto per fare un favore a due degli undici membri dell’Opec, di cui l’Arabia Saudita è leader incontrastato, e magari guadagnare altre due lire.
Concludo con il mio ormai noto mantra:
Riformiamo il sistema di formazione dei prezzi dei prodotti energetici!
Togliamo di mezzo i petrodollari, gli aggiotaggi nelle borse, e tutto ciò che non è puro mercato.
Chi non è in grado di consegnare il prodotto non deve poter vendere allo scoperto, tanto per cominciare.
Paradossalmente, a qualcuno può venire in mente di fare un attentato terroristico a danno di una petroliera solo per far aumentare il prezzo del petrolio, e così speculare in borsa.
A qualcun'altro potrebbe venire in mente di fare una guerra, o di annunciare una pace, per gli stessi motivi.
Il mondo sta impazzendo.
Buon fine settimana, gente!
