EPPURE IL VENTO SOFFIA ANCORA
La crisi del sistema politico italiano, iniziata con la fine di quella che è stata definita la Prima Repubblica e la discesa in campo di Berlusconi, nel 1994, è giunta al livello più alto e più pericoloso.
Gli attuali Partiti rappresentano la minoranza degli italiani.
Perché nei partiti non ci sono le donne e gli uomini migliori, come suggeriva Pericle, nel suo discorso agli ateniesi:
“Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato . . .”
Perché i migliori, le donne e gli uomini onesti, perbene, capaci, i cittadini che si distinguono, rifuggono la politica, un mondo infestato da avventurieri, faccendieri, spregiudicati, spesso malviventi, quasi sempre e quasi tutti approssimativi, ignoranti ed incapaci di amministrare la cosa pubblica.
Così, come dice Pericle,
“. . . benché in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.”
Infatti, un'enorme percentuale del popolo sovrano, quando si è resa conto che i politici, una volta eletti, tradivano le promesse elettorali (salvo dichiarare il contrario in TV, con una sfrontatezza ed un’impudenza incredibili), ha ritirato le deleghe, e non partecipa più alla vita pubblica nemmeno come elettore; non va più a votare.
In questa totale confusione, con una cosa pubblica orbata di elettori (tutti degni) ma popolata di eletti indegni, corporazioni (industria, commercio, libere professioni) avide e preoccupate solo della propria sopravvivenza, sono cadute in un degrado civile e culturale grossolano; hanno rinunciato anche loro alla dignità, all’orgoglio, al piacere di fare, e vivono di espedienti, alla giornata.
E così le masse, a volte ignoranti, prive di guide, di riferimenti morali, hanno cominciato ad applaudire l’ultimo arrivato, quello che le spara più grosse, che diventa così il vincitore di turno.
Berlusconi, Conte, Salvini, Meloni; l’ultimo, Vannacci.
Abili ed instancabili manipolatori di fatti, eccitano le masse all’odio, distribuiscono mance umilianti che comprano voti, invece di creare posti di lavoro; non promuovono orgoglio e dignità, speranza e fiducia nel futuro, ma infondono paure, instillano, a poco a poco, timori; e fomentano l’odio.
Il caos sopra descritto ha deteriorato, ammalorato, non solo gli animi, ma anche l’economia del nostro Paese.
Cercherò, oggi, di analizzare i fatti e -come è mio costume- i numeri di questi ultimi trent’anni.
Esaminando, grossolanamente, i grandi numeri, appare che la ricchezza creata dagli italiani con l’ingegno, il gusto, la cultura, le arti, il lavoro, non sia stata equamente distribuita tra le classi sociali. E questo può succedere; è ingiusto, ma accade che accada, nella Storia; anche se i lunghi o lunghissimi periodi (addirittura tre decenni) possono provocare danni enormi all'economia di un Paese.
E, anche a voler soprassedere, per il momento, alla iniqua distribuzione della ricchezza creata anno per anno, ci sono altri numeri che indicano che l’avidità di alcuni è andata oltre ogni limite.
Ce ne accorgiamo esaminando il debito pubblico italiano, che nel 1992 era 1.350.000 miliardi di lire (pari a circa 675 miliardi di euro), e oggi (luglio 2026) è arrivato a 3.205,84 miliardi di euro.
Quasi quintuplicato rispetto al 1992.
Ma gli italiani non stanno cinque volte meglio, e nemmeno quattro, né tre; e forse nemmeno due.
C’è il terribile sospetto che la maggior parte dei 2.530 miliardi di differenza tra 1992 e 2026 siano finiti anch’essi nelle tasche di quelli che -come detto prima- si sono presi anche la maggior parte della ricchezza creata di anno in anno col lavoro di tutti.
Poche grandi vecchie famiglie, neo ricchi, evasori fiscali, multinazionali di ogni dove, faccendieri al soldo di politici corrotti e viceversa, ancora affamati dopo aver mangiato a sazietà, hanno indebitato lo Stato, per avere di più.
Avidi, ingordi, si sono fatti prestare 3.205,84 miliardi, dichiarando che sarebbero stati destinati a tenere in piedi questo Stato; invece, tra appalti truccati ed imbrogli di ogni tipo, se li sono divisi con familiari ed amici degli amici.
Consapevoli, ovviamente, che questo debito è da ripagare; 54.300 euro per ogni italiano; neonati, bambini, ragazzi, adulti, vecchi, maschi e femmine.
E finché il debito non sarà ripagato, se ne dovranno pagare gli interessi.
Che, ai tassi attuali, vuol dire che una famiglia di quattro persone (madre, padre e due figli, fanno 54.300 x 4 = 217.200 €), sono oltre 6.500 € l’anno. Solo di interessi.
Per restare nel campo dei numeri, mi sono chiesto quanti possano essere i vampiri che succhiano il sangue degli italiani brava gente. Sarebbe lungo spiegare il metodo di indagine utilizzato, ed è stato lungo accedere a fonti affidabili ed indipendenti, e la faccenda merita,credo, un articolo tutto suo. Per il momento credetemi sulla parola.
I vampiri sono poco meno di 600.000 persone, non arrivano all’1% degli italiani.
Ciò significa che non siamo malati terminali, se solo l’1% del nostro corpo è malato. Certo non è un raffreddore, sarà una fastidiosa influenza, con tosse e difficoltà di respirazione, ma non è un adenocarcinoma all’ultimo stadio!
L’importante è agire subito.
È arrivato il tempo delle responsabilità per tutte le donne e gli uomini di buona volontà.
C’è ancora un anno prima delle nuove elezioni politiche.
Ma ci sono solo poche settimane perché venga approvata una legge elettorale che negherebbe, agli italiani, a tutti gli italiani, in questo difficile momento della nostra Repubblica, di esprimere la propria opinione, votando le persone di cui si fidano, quelle a cui vorrebbero conferire l’incarico di guidare il Paese.
Così come prevede la Costituzione.
Il disegno di legge in questione, invece, prevede che solo gli attuali capi dei partiti (quelli che hanno portato il Paese allo sfacelo) saranno eletti sicuramente.
La nostra Democrazia diventerebbe un'oligarchia, quella forma di governo in cui il potere politico è concentrato nelle mani di un gruppo ristretto di persone.
Chiedo al Presidente Mattarella, garante della Costituzione:
“Una tale legge non viola il dettato costituzionale, che prevede, all’articolo 56, che i parlamentari siano eletti a suffragio universale e diretto?
E ciò indipendentemente dal metodo di voto, delegato ad una legge elettorale ordinaria, che però, ovviamente, non può non rispettare il dettato costituzionale del suffragio diretto.”
Agli italiani va restituita la speranza, la possibilità di eleggere i propri candidati.
Se saranno costretti a votare ancora una volta le stesse persone non andranno a votare, e sarà la debacle, la disfatta totale.
La gente perbene non si candiderà, né andrà a votare.
I have a dream. Sogno che in un rigurgito di orgoglio chi di dovere consenta la votazione in questione a scrutinio segreto, e che i Deputati boccino la legge.
In alternativa, che il Presidente Mattarella ne rilevi la palese incostituzionalità, e si rifiuti di promulgarla.
Perché c’è ancora la speranza di salvare questo Paese, pieno di donne e di uomini di buona volontà. Non importa se con idee di destra, di sinistra, o di centro, perché non siamo più un Paese di analfabeti; sappiamo leggere, scrivere e far di conto, e siamo in grado di farci governare solo dai migliori, purché onesti e capaci.
Perché abbiamo giovani in gamba, preparati, pieni di voglia di fare. Con idee di destra, di sinistra, o di centro, intelligenti, colti, in grado di governare e di scegliere di farsi governare solo dai migliori, purchè onesti e capaci.
Perché alle prossime elezioni politiche, se ognuno potrà votare per candidati affidabili e a lui noti, l’affluenza potrebbe tornare a numeri da paese democratico.
Perché siamo uno dei Paesi più belli del mondo.
Perché nonostante tutto, nonostante crisi energetiche, riscaldamento del pianeta, disastri ambientali, guerre, genocidi, povertà, malattie, e non so più cos’altro, l’amico Pierangelo cantava . . .
Eppure il vento soffia ancora,
spruzza l'acqua alle navi sulla prora,
e sussurra canzoni tra le foglie,
bacia i fiori, li bacia e non li coglie.
Eppure sfiora le campagne,
accarezza sui fianchi le montagne,
scompiglia le donne fra i capelli,
e corre a gara in volo con gli uccelli.
Buon tutto a tutti, gente!
