ANCORA DI CEREBRO E DI EVASIONE FISCALE
Cerebro, il nuovo software acquistato e gestito dal Ministero degli Interni, Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato, promette di fare miracoli in tema di evasione fiscale.
Innanzitutto, va chiarito che Cerebro è una piattaforma software che incrocia enormi banche dati istituzionali, come le dichiarazioni dei redditi, conti bancari, catasto e fatture elettroniche, per far emergere patrimoni e disponibilità finanziarie sproporzionate rispetto ai redditi dichiarati.
Il concetto del redditometro fiscale, insomma, che mirava a quantificare redditi non dichiarati e poteva portare ad accertamenti fiscali.
Cerebro invece, dichiara il Ministero degli Interni, “non si occupa di accertamenti fiscali, ma serve a fornire le prove necessarie nell'ambito di misure di prevenzione patrimoniale in ambito giudiziario”.
La prima domanda che ci viene in mente:
“E fino a ieri come facevate? Le misure di prevenzione patrimoniale -immagino- vengono deliberate da un Giudice.
Cioè: la GdF, a conclusione di un accertamento, se ha riscontrato anomalie, passa ad un Giudice la notizia di reato. Il Giudice apre un’indagine, e, se necessario, delibera misure di prevenzione patrimoniale. Cosa c’è di nuovo oggi? Perché questo cambiamento di Istituzioni? Perché il Ministero degli Interni, Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato (di cui peraltro non sappiamo chi e quanti siano, poiché gli organici specifici dei singoli Uffici Centrali del Dipartimento della Pubblica Sicurezza non sono pubblicati in dettaglio nei bilanci generali), e non il Ministro delle Finanze, attraverso la Guardia di Finanza (63.891 addetti)?”
Che preparazione hanno, alla Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato, in materia fiscale?
Concludo con i dati delle ultime relazioni del MEF, che stimano che il tax gap complessivo, cioè la distanza tra imposte e contributi che dovrebbero essere pagati e quelli effettivamente versati, negli ultimi dati disponibili (2022) si colloca in un intervallo compreso tra 98 e 102 miliardi di euro.
Cioè: il 15% del gettito teorico continua a sfuggire al fisco.
Così, nel Paese con la maggiore evasione fiscale nell'Unione Europea, ogni nuovo strumento informatico viene presentato come la tanto attesa soluzione.
E la situazione attuale è in peggioramento.
Fino al 2021 il quadro mostrava un miglioramento, perché le relazioni del MEF stimavano un'evasione di circa 82 miliardi, di cui 72 riferiti alle imposte e la parte restante ai contributi, con un calo di circa 20 miliardi rispetto a pochi anni prima.
Le stime più recenti, invece, rivelano che il tax gap è tornato attorno alla soglia psicologica dei 100 miliardi.
C’è poi da distinguere tra evasione stimata e incassi da recupero.
Il tax gap misura il gettito che manca all'appello in un certo anno (quanto si sarebbe dovuto incassare se tutti avessero rispettato gli obblighi fiscali) ma non è un importo che è automaticamente recuperabile per intero, perché i recuperi che vediamo nelle statistiche derivano da controlli, accertamenti e attività di riscossione riferiti ad evasioni commesse in anni diversi e in molti casi una parte delle somme non viene comunque incassata, per fallimenti, prescrizioni, etc.
E quindi il recupero effettivo rappresenta solo una quota, a volte anche piccola, del divario stimato ogni anno.
Nel 2024 l'agenzia delle entrate ha registrato il recupero di 26,3 miliardi di euro di entrate erariali da attività di contrasto all'evasione, in crescita del 6,5% rispetto all'anno prima.
Se si aggiungono anche i recuperi per conto di Inps, comuni, etc, si è arrivati a 33 miliardi.
Ma se gli incassi vengono da condoni, non solo ci sarà una perdita di entrate di 1,5 miliardi nel 2026 e 0,5 miliardi l'anno negli anni successivi, ma -quel che è peggio- il senso civico degli italiani sarà ancora peggiorato.
Mala tempora currunt,
sed priora parantur!
Buon fine settimana, gente!
