DISORDINI. NELLE PIAZZE, E NEI COMMENTI.

 


Quando un gruppo di delinquenti, prima, durante o dopo una partita di calcio, devasta lo stadio, incendia automobili e cassonetti, distrugge vetrine, aggredisce passanti, si scontra con le forze dell'ordine; e/o le tifoserie di due squadre si affrontano, con bastoni ed aste di bandiere, e ci scappano feriti, ed anche morti, nessuno si sogna di colpevolizzare i veri tifosi, quelli che vanno allo stadio per cantare canzoni ed incitare i propri beniamini.

Al massimo si dice -giustamente- che gli ultras sono i soliti delinquenti, e che non si devono confondere gli ultras con i tifosi che invece sono solo sportivi che sono lì per tifare la loro squadra, appunto prima, durante e dopo la partita. 

È ovvio a tutti che la violenza non ha niente a che vedere col calcio! 

E l'opinione pubblica, e i media, si guardano bene dal ciurlare nel manico. Se lo facessero, sarebbero, giustamente, accusati di non saper discriminare il grano dal loglio, discernere il bene dal male, distinguere gli elementi validi e di qualità da quelli dannosi o inutili.

E le Forze dell'ordine, il cui mestiere è quello di proteggere non solo i buoni dai cattivi, ma anche i cattivi stupidi da sé stessi, tutte le domeniche che Dio manda in terra nel periodo del Campionato di calcio, mettono a repentaglio la loro salute per dividere cretini che si picchiano con imbecilli, e/o spaccano vetrine e vandalizzano città intere.

Quanto sopra, per eventi calcistici.

Situazioni che il Diritto chiama futili motivi, ed altrettanto di scarso o nullo rilievo sociale vengono giudicate dalla gente comune, a cui, se chiedi di paragonare il valore sociale di una manifestazione di tifo calcistico con una di dissenso su temi come la scuola, la sanità, il lavoro, i salari, la casa, la crisi economica, etc, ti becchi un vaffa, perché la gente non è stupida.

Tutto ciò non succede solo in Italia. La mamma degli imbecilli è sempre incinta dappertutto, e, cantava Il trio Lescano: 

Il re del Portogallo volea ballar la samba,

ma essendo poco in gamba, cadendo si ferì!

Le polizie di tutta Europa si scambiano i nominativi dei facinorosi (hooligan, Chelsea Headhunters, Wisla Sharks, Stella Rossa Belgrado, Feyenoord, etc) in occasione delle partite di calcio internazionali.

È stato inventato il DASPO (acronimo di Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive) che è una misura di prevenzione di natura amministrativa disposta dal Questore per vietare l'ingresso a determinati eventi o luoghi a persone ritenute pericolose per l'ordine e la sicurezza pubblica. Non richiede una condanna penale definitiva, ma si basa su denunce, indizi o comportamenti a rischio. 

Immagino che si possa usare non solo per lo sport.

E allora mi chiedo: “Perché fare di tutta l’erba (violenti facinorosi e manifestanti corretti) un fascio?”

Ci sono interessi politici in ballo?

Potrebbe darsi che i partiti politici contro cui i non violenti stavano manifestando il loro dissenso stiano ciurlando nel manico?

Prima ho chiamato in causa il Diritto, che definirebbe il tifo calcistico un futile motivo. Lo richiamo, ora, per ricordare che la responsabilità penale è personale.

Va punito il delinquente che commette un reato, e non chi percorre la stessa strada ma neanche lo conosce.

Strumentalizzare le manifestazioni di dissenso è disonestà intellettuale.


Confondere consapevolmente chi manifesta con chi delinque, allo scopo di screditare il dissenso, è un grave delitto contro la Democrazia.



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