OGGI PARLIAMO DEL PREZZO DELL’ORO
Il prezzo dell’oro sale!
L’oro scende!
Sale ancora!
È una bolla! Sentirai che botto, quando scoppierà!
etc. etc.
Ma lui continua a salire, nonostante tutti i commenti dei capiscioni, dei traders, di quelli che razzolano nel pollaio, ruspando, come polli impazziti, cercando di beccare qualche chicco di mangime, grazie ai loro software miracolosi, o a qualche ancora più miracolosa intuizione.
In realtà qualcuno di loro (pochi), grazie ad una botta di culo, riesce a racimolare qualche briciola degli sfigati (tanti, i gargarozzoni sono sempre tanti) che invece, avendo puntato controcorrente, hanno perduto.
Chi invece vince sempre, a questo gioco, è il banco, che, come in ogni bisca degna di tale nome, ad ogni giro preleva dalla cagnotte (il totale delle giocate) la sua percentuale.
Sostituisci bisca con Mondo della finanza, sostituisci banco con Banche, e avrai tutto ben chiaro.
Ciò accade con le valute, con le azioni, con le obbligazioni, con le materie prime, ma anche con la pancetta affumicata o le uova, e così via; fino all’oro, da cui siamo partiti, e a cui ora torniamo, scusandoci per la digressione.
Il prezzo dell’oro è salito perché i miliardari in dollari (3.000 persone in tutto il mondo; lo 0,0000375% della popolazione mondiale; uno ogni 2.700.000 persone), annusata l’aria pesante per il dollaro usa, e non sapendo su quale altra valuta, in caso di crisi mondiale, riparare, ha deciso di acquistare oro, che non paga cedole annuali né dividendi, ma manterrà sempre un certo valore, comunque maggiore del dollaro usa, o di altre valute, o azioni, che potrebbero diventare carta straccia.
E allora, quel signore, o signora (uno o una dei 3.000), ha deciso di mettersi in finestra ad aspettare.
Ha ritirato un po' di contante (due o tre milioni di dollari usa, giusto per le piccole spese) e li ha inguattati sotto il materasso; poi ha comperato un paio di isolette (una nel pacifico e una ai caraibi), con relativo villone; poi ancora qualche palazzo del centro storico in capitali della Vecchia Europa, e . . .
una decina di quintali di oro; fisico: lingottini da 250 grammi l’uno; anch’essi inguattati nelle varie case sparse in giro per il mondo.
Così, uno o una di quei tremila, aspettando di vedere se è vero che il vecchio mondo morirà nei prossimi mesi, dal suo attico e superattico su Central Park con roof e piscina, sorseggia un Negroni.
Un altro, o due, o tre (dei/delle 3.000) bevono a Milano, altri ancora a Nuova Delhi, e via così, a Parigi, Londra, Madrid, Mosca [parecchi a Mosca], a Caracas, a Sidney (si fa presto ad arrivare a 3.000), . . . tutti, all'ora giusta secondo il fuso orario, pensierosi, sorseggiano il loro cocktail, pensando ai loro lingottini d'oro.
Ecco perché il prezzo dell’oro è salito e continua a salire, gente.
È questa gran richiesta di lingottini da 250 grammi!
E questo è tutto, gente!
That’s All, People!
