GENTE DI MARE

 

Cap. di corvetta Salvatore Todaro


Il Capitano di corvetta Salvatore Todaro assunse il Comando del sommergibile atlantico ‘Comandante Cappellini’ (classe Marcello), nel 1940.

Nella notte del 16 ottobre 1940, nel corso di una missione al largo dell'isola di Madera, Todaro avvistò il piroscafo belga Kabalo [5.186 tonnellate, trasportava pezzi di ricambio per l’aeronautica inglese] e, dopo aver lanciato inutilmente tre siluri, lo affondò utilizzando il cannone di bordo. 

Dopo aver effettuato l'affondamento, Todaro accostò e raccolse i ventisei naufraghi della nave belga e li rimorchiò, su una zattera, in stato di prigionia, per quattro giorni. 
Quando la zattera spezzò il cavo di rimorchio, Todaro non esitò ad ospitare i prigionieri sulla coperta del sommergibile (rinunciando così ad immergersi e navigare in sicurezza) fino a sbarcarli, incolumi, sulla costa delle isole Azzorre, dove li consegnò agli alleati tedeschi, che li internarono in un campo di prigionia. 

Il secondo ufficiale del Kabalo, dopo lo sbarco, gli disse: 
"Lei sa bene che, quando ci ha attaccati di sorpresa, non abbiamo fatto in tempo a reagire, ma sa anche che se avessimo fatto in tempo le avremmo sparato addosso con il cannone; perché poi ha rischiato la sua vita e quella dei suoi uomini per portarci in salvo?". 

Salvatore Todaro rispose: 
"Sono un uomo di mare come lei. Sono convinto che al mio posto lei avrebbe fatto come me". 

Portò la mano alla visiera in segno di saluto e fece per andarsene, ma il secondo ufficiale del Kabalo lo fermò, e gli chiese, con le lacrime agli occhi: 
"Ho dimenticato di dirle che ho quattro bambini: se non vuole dirmi il suo nome per mia soddisfazione personale, accetti di dirmelo perché i miei bambini la possano ricordare nelle loro preghiere". 

Todaro rispose: "Dica ai suoi bambini di ricordare nelle loro preghiere Salvatore Todaro".

Il comportamento di Todaro non venne apprezzato dal Comandante in capo dei sommergibilisti tedeschi, l'ammiraglio Karl Dönitz, che lo criticò severamente, e pregò il suo pari grado italiano di ricordare ai suoi ufficiali che in guerra non si può fare i missionari.
Todaro rispose al suo capo con una frase lapidaria:
“I tedeschi non hanno, come noi, duemila anni di civiltà del mare”.

Dönitz, qualche mese dopo, in occasione di un incontro con Todaro disse: "Continuo ad essere in disaccordo con Voi, ma vorrei tanto poter dare degli ordini perché tutti i miei ufficiali fossero in grado di comportarsi come Voi".


Niente. Solo per parlare della gente di mare. 
Gente per cui l’onore, la lealtà, la comprensione, la pietà, sono sentimenti irrinunciabili. 

Poi la guerra è un’altra cosa. Ci si spara addosso e ci si ammazza. 

E’ stupido, è bestiale, ma è così. 

Ma nelle pause del combattimento torniamo ad essere umani.

Siamo gente di mare.

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