LA RADIO
La radio non è cambiata. Sì, ci sono le visual radio, ma non credo facciano poi tanti ascolti in più.
Sono cambiati, invece, i supporti, gli apparati di ricezione.
In macchina non ho più le radio che avevo prima ma uso quella dello smartphone, collegata col sistema di entertainment, gestito con la voce.
A casa uso gli apparecchi tv presenti nelle varie stanze, con cui ricevo tutte le stazioni radio che voglio.
Nella casa di oggi in qualunque punto di qualunque stanza basta allungare un braccio e ci si imbatte in un telecomando.
Ma è già iniziata l'era delle app-telecomando, che dallo smartphone comandano tutto: tapparelle, impianto di climatizzazione, videocitofoni, apricancelli, apriporte, ed, appunto, la radio-tv; il tutto gestibile anche con la sola voce, così non dobbiamo nemmeno allungare il braccio per arrivare al telecomando o allo smartphone. Triste, ma comodo.
La radio, di cui per decenni abbiamo sentito dire che sarebbe sparita, obnubilata dalla tv, è invece viva e vegeta, con un futuro che sembra eterno e pieno di successi.
Chissà!
Forse è il segreto della voce, che non stanca mai, mentre le immagini a volte sì. Forse il fatto che ascoltare parole senza immagini ti obbliga ad una maggiore concentrazione.
Infatti la radio ha i suoi tempi, e deve intervallare i monologhi con i dialoghi (collegamenti telefonici), e con la musica. Ecco, forse la visual radio è un valido intervallo, come il collegamento telefonico, come la trasmissione di un pezzo musicale.
Questa radio, quindi, che non è morta, non sta male, e gode anzi di ottima salute, continua ad affascinare pubblico ed artisti (giornalisti, autori, condutttori, sceneggiatori, etc), che continuano a calcarne (mutuo dal teatro) gli studi.
Certo, in radio gira la metà della metà dei soldi che ci sono in tv, ma con il doppio del doppio della soddisfazione.
Perché? Chissà!
Certo bisogna essere bravi.
Le mezze calzette possono avere tutte le raccomandazioni di questo nostro sporco mondo, ma in trasmissione non ci arrivano, o se ci arrivano ci rimangono due giorni.
E puoi essere una gran figa (o figo), ed anche di facili costumi, ma vale quanto detto al punto precedente.
Ci vuole una bella voce, certo, ed una buona dizione non è un opzione, e i testi, e quindi gli autori, sono fondamentali, ma in radio c'è anche, spesso, la diretta, e lì ci vogliono quelli / quelle che sanno parlare con la punteggiatura.
Perché scrivere utilizzando la giusta punteggiatura è un'arte difficile, ma se si è artigiani seri, col tempo e con la giusta dedizione si impara.
Ma parlare con la punteggiatura è un talento, e se non ce l'hai non ci sono grandi scuole che te lo possano insegnare.
Perché esistono le scuole di recitazione, ma quella è un'altra cosa; l'attore recita un testo di cui non è l'autore; e poi, se è attore di teatro, di cinema, o di tv, ha a sua disposizione la gestualità, la mimica del volto, del corpo, il volume ed il tono della voce.
Ma in radio, ed in diretta, tutte queste cose non ci sono.
Si dice, infatti, che il più grande artista del parlato sia il radiocronista.
Non ha un testo a disposizione, perché parla di fatti che accadono in quel momento; non ha a disposizione gestualità e mimica, né luci, né suoni, perché chi lo ascolta non lo vede; deve trovare le parole giuste, e metterle in fila, sul momento, e raccontare quello che vede, rendere partecipi i radioascoltatori, fargli vedere quello che vede lui, la luce del giorno, il sole, o la luna, le ombre, il caldo e il freddo, il vento, i rumori, i vestiti delle persone di cui parla, ed anche trasmettere a chi lo ascolta le emozioni proprie e quelle dei personaggi della vicenda che si svolge davanti ai suoi occhi.
E pur avendo a disposizione anche il volume ed il tono della propria voce, per raccontare emozioni, non può permettersi di non avere una dizione perfetta e perfettamente udibile.
Per un evento sportivo, una battaglia, uno scontro tra forze di polizia e manifestanti, un evento naturale (un terremoto, uno tsunami) ci vogliono quelli che sanno parlare con la punteggiatura, e ce n'è pochi, che nascono con questo talento.
Il tappetino musicale di un intero album di Ludovico Einaudi è terminato. E con lui i miei pensieri sulla radio.
Un buon tutto a tutti.
