LETTERA APERTA DI CARMINE D'AMBROSIO A MARIO SECHI
di Carmine D'Ambrosio
LETTERA APERTA A MARIO SECHI, DIRETTORE DI "LIBERO" (senza il titolo di "egregio", perché non se lo merita)
Mario, usiamo il tu. Non per confidenza — non ne sei degno — ma perché certi discorsi vanno fatti guardandosi negli occhi, senza la protezione di una scrivania romana.
Hai scritto un editoriale che non è analisi politica. È sfogo.
È il veleno di chi ha visto il suo padrone perdere e cerca un colpevole comodo.
E il colpevole, come sempre in certa stampa italiana, è lui: il meridionale.
Quello attaccato "come la cozza allo scoglio". Quello del reddito senza lavoro, delle pensioni di invalidità, del clientelismo atavico.
Venti milioni di persone ridotte a un insulto travestito da metafora letteraria.
Hai persino avuto il coraggio di citare Verga.
Giovanni Verga. Un siciliano che dedicò la sua vita a raccontare i dimenticati del Sud con una pietà che tu non conosci nemmeno di nome.
Verga quella cozza la difendeva. Tu la usi come escremento da lanciare. Non meriti nemmeno di pronunciare quel cognome.
E poi il colpo di grazia: hai invitato il governo — il tuo governo, quello che non puoi permetterti di criticare perché ti pagano per non farlo — a costruire due piani separati.
Uno per il Nord produttivo. Uno per il Sud da punire.
Lo hai scritto nero su bianco. Un piano punitivo contro una parte del Paese che non ha votato come volevi.
In un Paese normale, quella roba si chiama incitamento alla discriminazione territoriale. In Italia, la chiamano editoriale di punta.
Ora, però, permettimi la domanda che ti brucia davvero.
Quando il deputato di Fratelli d'Italia Aldo Mattia — partito che sostieni, governo che difendi — è apparso in un video in cui esplicitamente invitava i suoi a usare "il solito sistema clientelare": "Fammi questo favore perché sei mio cugino", "Aiutami perché io te ne ho fatti già tanti" — tu dov'eri?
Silenzio. Tomba. Zero righe. Zero indignazione. Zero editoriali sul clientelismo nordico o romano.
Il clientelismo del Sud ti indigna.
Il clientelismo di casa tua è strategia politica.
E veniamo al punto che più ti dovrebbe far arrossire, se ne fossi ancora capace.
Tu chiami "assistiti" i meridionali che percepiscono un bonus.
Quegli "assistiti", Mario, esibiscono un ISEE. Carta, numeri, reddito dichiarato. Dimostrano sulla carta di non avercela fatta. Tu cosa esibisci?
Quale merito certifichi ogni mese per incassare lo stipendio che ti eroga un editore organico al governo che sostieni?
Qual è la differenza tra chi vive di sussidio statale e chi vive di sussidio editoriale, se in entrambi i casi il pane dipende dalla fedeltà a chi sta sopra?
Almeno il meridionale che chiami parassita non ha scelto di essere povero.
Tu hai scelto eccome.
Chiudo con una richiesta formale, pubblica, che mi auguro venga raccolta:
L'Ordine dei Giornalisti prenda posizione. Un editoriale che divide il Paese in cittadini di serie A e cittadini di serie B sulla base della residenza geografica non è libera stampa. È propaganda discriminatoria con la firma in calce. Esistono norme deontologiche precise. Esistono doveri di correttezza, di rispetto della dignità delle persone, di verità dei fatti. Nessuna di queste norme è stata rispettata in quelle righe.
Se l'Ordine tace, sappiamo anche noi cosa vale il suo silenzio.
Con il disprezzo che meriti — e la stima che non ti sei guadagnato,
Carmine D’Ambrosio
