LA VIOLENZA GIOVANILE MI SGOMENTA.

 


Questo problema della violenza giovanile mi sgomenta. 

Nato nel ‘50 dell’ultimo secolo del passato millennio, sono cresciuto figlio dei fiori, Woodstock, pacifismo, cortei di protesta contro la guerra nel Vietnam, ecologia, notti bianche di musica rock e pop, vestiti colorati, fiori, e capelli lunghi. 

E all’ultimo anno di liceo classico, versioni dal greco con testi di Platone, che dichiarava che la cattiveria non esiste; che si manifesta negli ignoranti, e quindi è essenzialmente ignoranza. Che il rimedio principale è l'educazione (o la rieducazione) alla conoscenza del Vero e del Bene. Certo è che, anche se il male nasce dall'ignoranza, la punizione è necessaria, ma per giustizia, non per vendetta; come cura per l'anima del colpevole e come tutela per la comunità.

Vecchia come teoria? Anacronistica? 

Non credo. 

L’educazione resta la strada migliore da seguire. 

A ragazze e ragazzi, le famiglie e la scuola debbono dar da mangiare dolcezza, sentimenti, amore, gioia di vivere, musica, jeans e magliette, prati e spiagge libere (oltre il 70% delle spiagge sabbiose accessibili sono occupate da stabilimenti balneari; l’Italia ha uno dei tassi più alti di privatizzazione delle coste in Europa), luce di sole e di luna, e non discoteche che aprono a mezzanotte, con luci psichedeliche e banconi di bar che servono cocktail sofisticati (e pasticche). 

Mi fermo, prima di sentirmi dare del vecchio rincoglionito.

Ma amo i miei figli e i miei nipoti, e sono preoccupato per loro.


Buon tutto a tutti.


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