SULL’ESTRAZIONE DEL PETROLIO. CIÒ CHE TANTI SANNO MA DI CUI NON SI DICE.

 


1. Attivare un pozzo di petrolio (iniziare le operazioni di estrazione) richiede notevoli investimenti.

2. Le operazioni di estrazione di petrolio da un pozzo, una volta iniziate, non si possono fermare fino a quando il pozzo non è esaurito.

L’affermazione numero 2., considerata il primo comandamento tra gli addetti ai lavori, non è vera in assoluto, ma contiene alcune indiscusse verità, di natura tecnica ed economica. 

Certo è che il corollario conseguente di tale postulato è che un pozzo non può essere usato come cisterna dove conservare il petrolio fino a quando non si può o non conviene consegnarlo. Non una volta iniziate le operazioni di estrazione. 

E di questo fatto bisogna tenere conto, se si vuole analizzare la presente situazione di Hormuz.

Mi spiego.

Fermare l’estrazione non è una impossibilità fisica assoluta; ma comporta costi elevatissimi ed il rischio di non riuscire più a riattivare l’estrazione, perdendo gli investimenti sostenuti inizialmente per aprire il pozzo. 

Una scelta operativa decisamente estrema, insomma, che comporta il rischio concreto di non poter più riattivare l’estrazione o di danneggiare il pozzo in modo permanente, rendendo l'operazione economicamente svantaggiosa.

Perché:

A. Rischi Tecnici e Geologici.

- Il cosiddetto fattore spugna provoca intasamento e danni. 

Quando si ferma la pompa, la pressione naturale del giacimento può diminuire o cambiare. L'acqua presente nel sottosuolo può infiltrarsi, mescolarsi con il petrolio e creare emulsioni o fanghi che bloccano i pori della roccia, impedendo al petrolio di fluire nuovamente.

- Difficoltà di riavvio. 

Riattivare un pozzo spento (shut-in) è complesso. Può essere necessario riperforare o utilizzare acidi per pulire il pozzo, con costi altissimi.

- Geologia complessa.

In alcuni casi, la pressione interna è ciò che mantiene aperto il percorso del petrolio. Se si interrompe, il percorso può chiudersi, riducendo drasticamente la produzione futura.


B. Motivi Economici ed Operativi.

- Costi di perforazione.

Aprire un pozzo costa milioni di dollari. Una volta forato, l'obiettivo è massimizzare il ritorno sull'investimento. Lasciare il petrolio nel sottosuolo è visto come una perdita economica.

- Tappatura definitiva. 

Se un pozzo viene fermato per un lungo periodo, le normative ambientali spesso impongono di tapparlo definitivamente con cemento per evitare fughe, rendendolo inutilizzabile.

Eccezioni

- Stop brevi.

È possibile chiudere temporaneamente i pozzi per manutenzione ordinaria, e teoricamente anche per gestire la saturazione degli stoccaggi, ma gli stop lunghi sono rischiosi, come spiegato sopra.

- Alcuni pozzi, con alta pressione naturale, o in giacimenti specifici, possono essere chiusi e riaperti con meno rischi rispetto a pozzi vecchi o marginali.

In conclusione, il rischio di perdere gli investimenti rende lo stop una decisione presa solo in casi estremi.

Concludo.

Credo che quei Paesi produttori di petrolio che hanno necessità di un Hormuz transitabile faranno del tutto per risolvere quanto prima la crisi.


Buon fine settimana a tutti.


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