ANCORA DI MIGRAZIONI E DI MARE NOSTRUM
Mi scrive Giovanna, da Milano, a commento del pezzo di lunedì scorso, 8 giugno, sull’ultima tragedia in Mediterraneo, il Mare Nostrum, e sulle migrazioni in generale:
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“Tu racconti di tempi in cui le popolazioni che si affacciavano sul Mediterraneo viaggiavano liberamente, mescolando cultura e sapere, e la Civiltà avanzava. Ma la Storia ci racconta altro. Ci racconta le guerre puniche (tre) che hanno insanguinato per più di un secolo il Mediterraneo, e le guerre romano-celtiche, le guerre sociali di Grecia, e quelle narrate dallo storico Tito Livio, che coinvolsero per venti anni i Volsci, gli Equi e i Sanniti, e le scorribande dei Turchi, e le guerre galliche, e gli Shardana, e i Popoli del Mare, la confederazione di predoni del mare provenienti dall'Egeo, che invasero l'Anatolia (determinando il crollo dell'Impero ittita), la Siria, Cipro e il Nuovo Regno egizio.
In Mediterraneo le cose sono sempre andate così, caro Sierra. Guerre, e guerre, e guerre. Non fusione di civiltà. Ogni popolo ha sempre preteso che il proprio pezzo di Mediterraneo restasse suo, ed anzi desiderato spasmodicamente anche i pezzi degli altri, fino a fare guerre per impadronirsene. La definizione “Mare Nostrum”, tra l’altro, è stata usata ai tempi del fascismo per indicare un mare di cui l’Italia rivendicava la proprietà, e ciò non aveva niente a che vedere con l’affetto, caro Sierra, inguaribile romanticone. Sognare è bello, ma la Storia, crudelmente, sveglia tutti.
Come si dice … con immutata stima …
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Rispondo:
Grazie per l’attenzione e grazie per il commento, Giovanna; spietato, come lo sono solo i commenti delle persone serie, e tu indubbiamente lo sei.
Impeccabili le citazioni storiche.
Ma non concordo sulle conclusioni geo-socio-politiche.
Ho girato (vissuto e lavorato) per più di dieci anni in: Marocco, Algeria, Tunisia, Libia e Malta, visitando sporadicamente (sempre per lavoro) Spagna, Grecia, Egitto, Turchia, Bulgaria e Libano.
Vivere e lavorare in un paese è diverso dal leggere libri di Storia su quel paese.
Nessun libro di Storia racconta i sapori e gli odori di una harira di legumi al coriandolo e cannella, o di un couscous, o di una tajine, accompagnati da tè alla menta; ma soprattutto, in un libro di Storia non trovi le chiacchierate fatte con amici di ogni parte del Maghreb.
In Marocco, intorno ad un fuoco, o in un ristorante di Casá, o di Tangeri, o Nador, con berberi di varie etnie ed arabi sunniti.
In Sahara Occidentale (lì, solo intorno ad un fuoco) con amici saharawi che combattono da decenni per il diritto ad autodeterminarsi.
In Algeria, a Tlemcen (a Saint Benoit), a Oujda, in serate che non finivano mai, mangiando rechta e chakchouka, annaffiati con Etzai bollente e dolcissimo, versato dall'alto per fare l'irrinunciabile schiuma; ma anche negli eleganti ristoranti di Plage Morettì, con i maggiorenti locali.
Di Tunisia potrei parlare per ore e ore, di Libia per giorni e di Malta per mesi.
Tutto servirebbe a farti capire ciò che dirò nel seguito; che non pretendo che tu condivida; ma che spero possa meritare la tua attenzione.
Regola generale: non si devono mai confondere governanti e governati.
Le guerre le dichiarano i governanti, perché tanto (e fintanto che) a combatterle ci andranno i governati.
Alla gente normale non sono mai piaciute le guerre, a cui hanno dovuto sempre pagare tributi di sangue e miseria, sia quando le hanno perse che quando le hanno vinte; ché il bottino, in questo secondo caso, va a riempire i forzieri dei governanti, e a loro, i governati, rimangono la fame e l’odio per i nemici, che i governanti, diabolicamente, instillano in loro.
È la Storia dell’Umanità.
Ma . . . nei cieli dei popoli del Mediterraneo, tra le nubi che corrono spinte dalle brezze e dalle folate dello Scirocco, del Levante, dell’Ostro, del burrascoso Libeccio e del violento Maestrale, il Padreterno (chiamato anche con nomi diversi) ordina ai venti di portare da un paese all’altro minuscoli, impercettibili granelli di sabbia con un potere particolare, magico, divino.
Quando due di quei granelli vengono inalati, uno da una giovane di nome Aisha, marocchina di Tangeri, che si trova per caso a lavorare a Misurata, in Libia, dove vive Mohammed, un bel ragazzo, che ha inalato il granello corrispondente a quello di Aisha, i due si innamorano, e, in barba a tutti gli odi di cui sopra, nasce una nuova famiglia, e due culture si fondono.
Non credete al Padreterno? Giustificate tutti i misteri con la Natura? Va bene lo stesso. Non riuscirete a negare i venti e ad impedire l’impollinazione.
Voglio dire che la fusione delle culture avviene -ed è avvenuta- sempre e lo stesso, indipendentemente dalle guerre, cara Giovanna.
Perché le forze (dell'Amore, del Caso, o della Natura) di cui dispongono i popoli, vanno oltre gli odi, le guerre e l’avidità dei governanti.
Perché gli algoritmi che tanto temiamo oggi, in questo terzo millennio, sono stati ideati e regolamentati da Muḥammad ibn Mūsā al-Khwārizmī, che incontrò il nostro Leonardo Pisano (il Fibonacci) in Siria (sul Mediterraneo) che così intuì la sezione aurea (la spirale logaritmica), la base di innumerevoli eventi naturali, molti dei quali ancora inesplicabili, ma riconoscibili (la disposizione delle foglie e dei rami, le spirali dei girasoli, delle margherite, delle pigne e delle scaglie dell'ananas, le spirali delle conchiglie, la struttura delle corna dei mufloni, i profili dei cavallucci marini, le braccia delle galassie a spirale, la rotazione dei cicloni e degli uragani nell'atmosfera terrestre, e mille altre cose in Natura.
E quanti altri passi avanti nel Progresso e nella Civiltà sono stati fatti perché le donne e gli uomini dei Paesi del Mediterraneo, nonostante le guerre dichiarate dai loro governanti, e l’odio seminato a spaio, si sono invece frequentati, amati, impollinati, scambiando amore, amicizia e conoscenze?
Grazie a Dio (per chi ci crede; io sì) o grazie a quel che più vi piace, il mondo risolverà i suoi problemi, e il Progresso aiuterà la Civiltà ad avanzare.
A patto che i governanti comprendano che questo Pianeta, tutto il Pianeta, è destinato a tutti gli esseri umani, senza distinzione di razze, di etnie, di religioni, di gruppi, né di territori.
Un abbraccio ed un buon fine settimana.
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