ENNESIMA TRAGEDIA DELL' IMMIGRAZIONE NEL MEDITERRANEO
Un’imbarcazione con circa 60 persone a bordo, partita dalle coste libiche, si è rovesciata a circa 45 miglia da Malta. Quarantotto persone sono state tratte in salvo da un peschereccio.
Le autorità maltesi hanno chiesto l’intervento della Guardia Costiera italiana, e l’unità della nostra Marina militare ha recuperato 10 cadaveri in mare.
Le operazioni di ricerca e soccorso, coordinate dalle autorità maltesi, sono riprese stamattina.
Dall’inizio dell’anno i morti nel Mediterraneo centrale sarebbero almeno 830, secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) delle Nazioni Unite (confermato da SOS MEDITERRANEE), con un incremento di oltre il 150% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (1.330 persone morte su questa rotta in tutto il 2025).
Bambini, donne e uomini, affogati nel Mediterraneo nel tentativo di arrivare sulle nostre coste.
Inghiottiti da quel mare che millenni fa i latini chiamarono con affetto Mare Nostrum, perché nessuno potesse dire: è mio. Per distinguerlo dall’Oceano, per identificare un’area all’interno della quale fosse possibile diffondere leggi e diritti uguali per tutti i popoli che vi si affacciano, per permettere a genti, merci e cultura di girarvi liberamente, attraccando tranquillamente a qualunque sua costa.
Nostrum. Di tutti noi.
È durato un paio di millenni, che hanno partorito grandi personaggi ancora oggi pietre miliari della nostra Storia: Sant’Agostino, nato a Tagaste e vissuto e morto ad Ippona (Algeria); Sant’Antonio abate, egiziano, fondatore del monachesimo cristiano e primo degli abati; ben tredici -se non sbaglio- imperatori romani: Traiano, Adriano e Teodosio I, gli ispanici; Settimio Severo e Macrino, libici; Filippo l'Arabo ed Eliogabalo, siriani; Costantino il Grande e Giustiniano I, macedoni; Claudio il Gotico, Aureliano e Probo, illirici; Antonino Pio e Caracalla, Galli; Giuliano, turco; Basilio I, greco.
Non so dire quando, storicamente, quel comune (meraviglioso) sentimento di appartenenza ad una stessa area geografica sia finito e sia stato sostituito dalla paura, dalla diffidenza, dal timore dei popoli vicini.
Leonardo Pisano, detto il Fibonacci, uno dei più grandi matematici di tutti i tempi. trascorse alcuni anni nella zona di Bugia in Algeria (dove studiò i procedimenti aritmetici musulmani), insieme al padre Guglielmo, publicus scriba pro pisanis mercatoribus, e ciò dimostra non solo intensi scambi commerciali tra Pisa e l’Algeria, ma anche di costumi e di cultura. Sempre Fibonacci viaggiò molto in Egitto, Siria e Costantinopoli, alternando commercio e studi matematici.
Tutta l’odierna matematica viene dai trattati di Muḥammad ibn Mūsā al-Khwārizmī (l'ideatore degli algoritmi, chiamati appunto col suo nome), di Abu Kamil Shujāʿ ibn Aslam e di altri maestri del nord africa arabo, e scambi di scienza e cultura, in quei tempi (XII secolo), avvenivano solo attraverso lunghe e cordiali frequentazioni.
Oggi quel Mare Nostrum, mare di tutti i paesi che vi affacciano, sembra non esistere più; è addirittura vietato sporgersi da una barca per allungare le braccia verso qualcuno che sta affogando.
Quel dommage !
Che tristezza!
