LEGGI CHIARE E COMPRENSIBILI, ANCHE AI CITTADINI, POSSONO RISOLVERE LA MAGGIOR PARTE DEI PROBLEMI DELLA GIUSTIZIA CIVILE
Si è fatto un gran parlare, in questi ultimi mesi, di Amministrazione della Giustizia, con particolare riferimento alla Giustizia Penale e all’organizzazione degli Uffici Giudiziari in generale.
Oggi vorrei parlare, invece, di Giustizia Civile, di litigiosità, di contenziosi tra cittadini e tra cittadini ed Istituzioni, degli Uffici Giudiziari preposti e delle professioni coinvolte.
La maggior parte dei commenti che si sentono in giro sono riconducibili ad un’unica enorme accusa alla politica:
"Le leggi sono fatte male. Non si capiscono, e per questo la gente litiga!"
Questo coro di protesta mi ricorda il buon Napoleone, il còrso che sconvolse l’Europa a cavallo tra XVIII e XIX secolo.
Napoleone Bonaparte non fu solo uno dei più grandi strateghi che la Storia ricordi, sia sui campi di battaglia che nella politica internazionale (famose le sue alleanze), ma anche un luminare della Filosofia del Diritto.
Il Codice Napoleonico (noto in origine come Code Civil des Français) è una storica raccolta di leggi, promulgata in Francia il 21 marzo 1804 ed estesa a gran parte dell'Europa, inclusa l'Italia.
L'obiettivo di Napoleone era spiegato in 10 parole:
Rendre la loi compréhensible et accessible à tous les citoyens.
(Rendere la legge comprensibile ed accessibile a tutti i cittadini).
Riscritte in un linguaggio chiaro e sistematico, le leggi dovevano fungere da manuale di vita, permettendo al popolo di conoscere regole e doveri senza dover necessariamente ricorrere a costosi giuristi o giudici.
La filosofia di fondo si basava su due pilastri principali:
- La certezza del diritto: Il cittadino doveva poter agire sapendo esattamente quali fossero i confini legali delle proprie azioni e della propria proprietà. Il Codice aboliva le consuetudini locali e il diritto romano, sostituendoli con una legge scritta, unica ed omogenea.
- La subordinazione del giudice: Il giudice doveva essere solo la bocca della legge, un mero esecutore incaricato di applicare la norma chiara scritta nel codice, senza poterla interpretare arbitrariamente.
Ottima idea, ma difficile da realizzare, l'interpretazione del Codice rimase, lì per lì, appannaggio esclusivo degli esperti, a causa dell'enorme quantità di casi pratici e delle inevitabili lacune del testo.
Nacque allora la Scuola dell'Esegesi, un movimento di giuristi il cui scopo era interpretare rigidamente la volontà originaria del legislatore, fondata sui seguenti pilastri:
1. Supremazia della legge scritta:
non c'è spazio per l'arbitrio del giudice, che diventa un mero oracolo della legge.
2. Metodo del commento:
le opere giuridiche di questa scuola seguivano pedissequamente la struttura, gli articoli e l'ordine del Codice Civile.
3. Sovranità del legislatore:
il dogma di fondo era che tutto il diritto si identificasse con la legge dello Stato.
Tutto ciò si sviluppò in Francia e Belgio tra il 1830 e il 1880, grazie ad autori di riferimento come Charles Bonaventure Marie Toullier.
In Italia ebbe una grandissima influenza fino alla seconda metà dell'Ottocento, influenzando un po’ anche il primo Codice Civile italiano del 1865 (il codice Pisanelli), ma le innumerevoli successive modificazioni, ed il fascismo, ventennio in cui le leggi venivano piegate ai voleri del regime, a seconda delle convenienze della giornata, portarono, in Italia, alle leggi dei giorni nostri.
Le riforme napoleoniche tennero botta, invece, in Francia, dove si contano, oggi (2025) 100 avvocati ogni 100.000 abitanti, contro i 400 dell’Italia.
Tasso di litigiosità (procedimenti civili)
Francia: 2.672 procedimenti civili ogni 100.000 abitanti.
Italia: 2.631 procedimenti civili ogni 100.000 abitanti.
Tempi medi di risoluzione (cause civili).
Francia:
420 gg in 1° grado,
465 gg in Appello,
336 gg in Cassazione,
1.221 gg per i tre gradi di giudizio.
Italia:
527 gg in 1° grado,
863 gg in Appello,
1.265 gg in Cassazione,
2.655 gg per i tre gradi di giudizio.
Una differenza che costa, all’economia italiana, tra 1 e 2,5 punti di PIL (fino a oltre 40 miliardi di euro l’anno). Secondo Bankitalia, allineare i tempi dei nostri tribunali a quelli degli altri standard europei aumenterebbe il reddito pro-capite e creerebbe oltre 130.000 nuovi posti di lavoro.
Banca d'Italia indica la lentezza dei processi come un freno agli investimenti esteri. Il protrarsi dei contenziosi oltre i 3-5 anni blocca i capitali e scoraggia l'espansione dimensionale delle imprese.
I tempi lunghi per il recupero crediti o delle garanzie reali aumentano i rischi per le banche, che di conseguenza alzano i tassi di interesse e riducono l'erogazione di prestiti.
Le aziende sostengono costi legali continui, consulenze e spese vive per anni, una vera e propria tassa invisibile che riduce i margini di profitto.
Credo, pertanto, che si debba mettere mano quanto prima a questo problema.
Magari anche rinfrescando le idee del buon Napoleone.
À bientôt, mes amis !
