DELLA COSIDDETTA INTELLIGENZA ARTIFICIALE
L’intelligenza artificiale non è altro che una aumentata capacità di risolvere problemi computazionali complessi, esercitabile su grandissime quantità di dati già noti agli umani, perché rilevati dagli umani e dagli umani immessi nelle banche dati.
Ovvio, quindi, che la validità delle risposte dipende dalla qualità dei dati immessi e dai metodi di interrogazione.
Ricordo a coloro i quali, come il sottoscritto (CINECA Bologna primi anni ‘70), hanno vissuto la genesi dell’informatica, che i primissimi linguaggi di interrogazione erano basati sulla Teoria degli Insiemi (fondamentale per il modello relazionale), a cui seguì la logica booleana (primo tempo), con l’utilizzo delle condizioni AND, OR, e NOT.
Prima dell'avvento dei database relazionali, i linguaggi di interrogazione non usavano la logica booleana moderna, ma si basavano su puntatori, alberi e gerarchie. I programmi applicativi dovevano esplorare fisicamente i dati record per record.
La rivoluzione arrivò con E. F. Codd, che strutturò i due pilastri matematici:
- Algebra Relazionale (selezione, proiezione, join, etc.)
- Calcolo Relazionale: Un linguaggio dichiarativo basato sul calcolo dei predicati (del primo ordine), che ha aperto la strada al come specificare cosa si vuol cercare.
Ma tutto ciò vale per come cercare, e dà per scontato che i dati a disposizione siano reali, verificati, unici, scientifici, uniformati (quella parola significa sempre la stessa cosa, e quella cosa viene immessa in banca dati sempre e solo con quella parola).
Tutto ciò premesso, è ovvio che fino a quando non avremo una base dati il più possibile scientifica e indipendente, è inutile continuare a caricare miliardi di pagine Internet su cui applicare gli odierni sistemi di ricerca.
L’intelligenza artificiale (se proprio volete continuare a chiamarla così), che non sa distinguere il vero dal falso, per produrre risultati economici validi dovrà disporre, di volta in volta, di basi dati scientificamente verificate, e quindi, probabilmente, di basi dati circoscritte al campo di applicazione dell'esigenza specifica.
Sarà preziosa se applicata alla robotica, e infatti già migliaia di operai alle catene di montaggio vengono ripresi con telecamere che registrano tutti i loro movimenti, in modo di creare basi dati che possano guidare robot che lavorino 24 ore 365 giorni l’anno, sostituendo gli operai.
Similmente, vengono riprese le operazioni di operai che riparano le buche sulle strade, per creare macchine stradali che, dopo aver fotografato la buca, in pochi secondi troveranno un intervento già eseguito su una buca simile, e provvederanno autonomamente a replicarlo, in tempo reale.
Le auto senza autista già sono in funzione, ed ovviamente possono circolare solo su quelle strade di cui si è creata una base dati scientifica di ciò che è già accaduto, e su cui l’intelligenza artificiale può lavorare e dare risposte (istruzioni) valide.
E così via.
Ripeto, e concludo.
L'aumentata capacità di risolvere problemi computazionali complessi (detta intelligenza artificiale) vale solo se esercitata su dati scientificamente validati dagli uomini.
Buon fine settimana a tutti.
