DI ROBOTICA, AI, E MEDICINA
L’ospedalità da un nuovo punto di vista.
I costi della sanità crescono, di giorno in giorno, proporzionalmente all'aumento della longevità e a quello, conseguente, degli anni vissuti con malattie croniche, che richiedono interventi chirurgici, protesi, riabilitazioni, e milioni di ore di assistenza sanitaria negli ospedali.
La chirurgia robotica già da tempo consente manovre più accurate e da nuovi accessi, minori perdite ematiche, degenze più brevi e recuperi più rapidi in molte procedure urologiche, ginecologiche, toraciche, addominali, craniche, ortopediche protesiche, e non solo.
Ciò ha migliorato qualità e produttività, e ridotto notevolmente i costi.
Recentemente quei Big dell’Organisation & Management (la Scienza dell’Organizzazione e della Direzione Aziendale) che hanno cominciato a ravanare con AI e robotica, hanno rivolto maggior attenzione all'ospedalità.
Sono imprese già presenti nel settore con aziende del biomedicale, creazione di dispositivi e tecnologie per la salute, e sanno tutto sul ricovero di un malato, sulla degenza e sull’organizzazione delle strutture sanitarie nel mondo. Forniscono tutto quanto necessario per la chirurgia robotica, esoscheletri, strumenti per riabilitazioni e per l’assistenza dei malati allettati che necessitano di molte ore/uomo/giorno per combattere le piaghe da decubito, etc.
Ed oggi, con l’avvento di robot umanoidi e l’utilizzo dell’AI, che fino a poco tempo fa appartenevano alla fantascienza, stanno proponendo un’organizzazione dei servizi ospedalieri molto meno costosa e di miglior qualità.
Non per rimpiazzare medici, infermieri, ed inservienti, ma per aumentarne l’efficienza, ridurre gli errori e così rispondere alle crisi di carenza di personale, causata dall'invecchiamento della popolazione e dalla conseguente domanda di cure in costante crescita.
Il cambiamento coinvolge più che altro la logistica e l’organizzazione degli ospedali.
I robot trasporteranno, fino ai reparti, farmaci dalla farmacia ospedaliera, biancheria dai magazzini e pasti dalle cucine; i rifiuti (inclusi quelli sanitari) fino agli specifici cassonetti, e così via; il tutto, muovendosi in autonomia tra i reparti, utilizzando gli attuali ascensori riservati al personale; lavoreranno di notte, faranno le pulizie quando c'è poco o niente traffico nelle corsie, etc.
Nelle farmacie ospedaliere sistemi automatizzati allestiranno terapie con precisione milligrammetrica, minimizzando gli errori e l’esposizione del personale a sostanze nocive (per esempio, le chemioterapiche).
I costi dei test di laboratorio (nella fase da dopo il prelievo a prima della diagnostica del medico) si ridurranno dell’80%.
Le infezioni correlate all’assistenza diminuiranno dell’80%, grazie a dispositivi dotati di lampade UV e a sistemi di disinfezione automatica.
Robot fisioterapisti supporteranno esercizi ripetitivi, aumentando intensità e accuratezza delle riabilitazioni da ictus e lesioni midollari.
I robot, insomma, progettati per operare insieme al personale, non lo sostituiranno, ma ne aumenteranno capacità mediche e produttività.
I paesi più coinvolti in questa rivoluzione organizzativa sono, come già detto, Cina, Giappone ed Italia.
In Cina, la sperimentazione dei robot umanoidi è già iniziata in molti grandi ospedali.
In Giappone (il 29,5% dei giapponesi ha più di 65 anni e la scarsità di personale sanitario costituisce un grave problema) hanno sviluppato soluzioni per supportare gli anziani nelle attività quotidiane, con sistemi che agevolano i trasferimenti dal letto; sistemi letti-materasso (medbed) che trattano le piaghe da decubito; sistemi che controllano e facilitano l’assunzione dei farmaci, sorvegliano i segni vitali, rilevano le cadute, e consentono agli operatori di controllare a distanza le condizioni di molti malati, rilevando finanche le alterazioni emotive, le ansie e le agitazioni dei pazienti con demenza.
L’Italia vanta eccellenze nella chirurgia robotica e nella ricerca; gli ospedali IRCCS (Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico), sono centri di eccellenza che uniscono le cure mediche di alta specialità alla ricerca; sono all’avanguardia, collaborano con Università ed aziende nello sviluppo di nuove applicazioni.
Mirandola, in Emilia-Romagna, è il polo più importante d'Europa e terzo al mondo, famoso come la "Silicon Valley" del biomedicale.
Ma altre importanti concentrazioni produttive e di ricerca esistono in Lombardia, Veneto e Toscana.
Il settore dell’alta tecnologia biomedicale, in Italia, vale oltre 19 miliardi di euro e conta oltre 4.600 aziende.
L’obiettivo di robotica ed AI -ripeto ancora una volta- non è migliorare la competenza medica, ma aumentare la rapidità e l’efficienza delle azioni.
L’automazione di molte operazioni, le più ripetitive, gravose e standardizzabili, che oggi vengono eseguite da inservienti, infermieri, e a volte anche medici, libererà migliaia di ore di lavoro di quel personale qualificato (medici ed infermieri) di cui peraltro c’è carenza.
Costi enormemente più bassi [un robot costa meno dello stipendio di un anno di un infermiere, ma lavora 24/7 (più del triplo) e dura 20 anni] e miglioramento dei servizi.
