FAME DI FAMA
Stasera, facendo zapping in TV, sono capitato in una di quelle trasmissioni, di grandi cuochi e ristoranti, di cui sono pieni i palinsesti tv.
Ho skippato immediatamente, e poi, non trovando altro di interessante, ho spento.
Ma restando in argomento, il mio cervello si è chiesto perché c’è gente che frequenta i ristoranti dei Cracco, dei Cannavacciuolo, etc., dove una degustazione, cantina esclusa, costa poco più o poco meno di cinquecento euro.
Credo che la gente ci vada non per fame di cibo, ma per fame di fama. Insomma per farsi vedere, per mostrarsi, per dimostrare che possono spendere milleduecento euro in due senza battere ciglio.
Chè se avessero solo fame, andrebbero in un ottimo ristorante, spendendo un decimo, lauta mancia compresa.
A quel punto, uno dei due neuroni che mi son rimasti mi ha riportato alla memoria il vecchio amico Enzo, quando [primi anni ‘70] dichiarava solennemente che l’avvento delle carte di credito aveva rovinato la parte più bella di una cena in un ristorante alla moda, che secondo lui era il momento in cui si pagava, ovviamente in contanti, e “. . . i danee de desmilla eren grand 'me una cambial, e quand te i tirafoeugh de la scarsela, el mond el vardava tucc!”.
Buon tutto, gente!
