USI E COSTUMI DELLE FAMIGLIE DEGLI AGRARI NELLA SECONDA METÀ DEL NOVECENTO

 


La concessione governativa di coltivare il terreno demaniale lungo la riva di un fiume era detta “coltura di ripa”, e non aveva un confine che poteva essere rappresentato graficamente, o con coordinate terrestri, perché il suo limite era costituito dalla piena massima del fiume.

Infatti, nel diritto romano, il brocardo recitava:

Ripa ea putatur esse, quae plenissimum flumen continet.

(Si considera ripa la zona che contiene la piena massima di un fiume).

La regola -non scritta- concedeva l’assegnazione di tale diritto al proprietario confinante, senza asta pubblica, nel caso non ci fossero altri pretendenti, per il canone annuo calcolato dall’Ufficio Tecnico Erariale. Ciò rendeva più semplice l’amministrazione del diritto di passaggio, non necessario nel caso di concessionario limitrofo.

La durata della concessione era, solitamente, venticinquennale, in modo da permettere la piantumazione con pioppi, paulonie, salici, robinie, betulle, ontani (tipiche piante della coltura di ripa fluviale, che arrivano al taglio tra i 15 e i 25 anni), o trentacinquennale o addirittura cinquantennale per chi piantumava con noci, o ciliegi da opera, più lenti, ma certamente più redditizi.

Tradizione voleva che gli agrari piantumassero, alla nascita di ogni nipote maschio, 830 metri lineari di pioppi; in tre file ce ne andavano 600, ne attecchivano (alla fine del quinto anno) 540, e ne arrivavano ad un buon taglio, entro vent'anni, 490-500. Con costi di manutenzione risibili: all’irrigazione ci pensava il fiume; per la pulizia del sottobosco i primi quattro anni bastavano sette-otto giorni/uomo all’ettaro/anno, e dal quinto anno in poi il mezzadro, il mattino, dopo la mungitura, ci spingeva un po’ di caprette, e il pomeriggio, se non erano rientrate da sole, le mandava a riprendere dal cane; il nonno pagava la concessione governativa, che era poca cosa.

I quindici - vent'anni successivi non c’era altro da fare che guardarli crescere.

Quando arrivavano al taglio, si incassava, vendendo in piedi, quanto bastava per un’auto usata e 5 anni di Università fuori sede (la formula era: tasse, libri, mangiare, dormire e vestirsi, macchina, benza, e qualche vizio).

E, ovviamente, la ripiantumazione. Che serviva per i nipoti maschi della generazione successiva.

Alle femmine erano invece riservati ventimila metri quadrati (due ettari) di terra; buona, fertile, (e in proprietà, non in concessione demaniale), cinquemila dei quali, al centro dei ventimila, gelseto già in prima produzione, in modo che, dopo 18-20 anni:

- ci fosse un gelseto da due ettari in piena produzione, pronto, se del caso, per essere venduto, e col ricavato costituire un’ottima dote in denaro liquido; per il fatto dell’eventualità della vendita, il nonno sceglieva, per questi doni, appezzamenti di terra ai confini della tenuta, in modo di non creare enclavi. “Non voglio forestieri in casa mia” diceva.

- la produzione realizzata nel frattempo, man mano che i due ettari di gelseto si facevano, servivano allo sviluppo e alla manutenzione, e a un po' di soldi per acquistare tessuti e filati, e per le ricamatrici, per il corredo; insomma, dai 18 anni in poi, le ragazze dovevano essere pronte -se volevano- a convolare a giuste nozze.

Questa era la parte che toccava al nonno. Ovviamente i genitori potevano, dovevano e volevano, fare anche la loro parte.

A conferma, però, che il mondo cambia quando vuole lui, e senza preavvisare, mia sorella e tutte le mie cugine incorsero nel crollo della produzione della seta italiana; quella orientale costava la metà e dicono fosse migliore, e i comaschi cominciarono a lavorare quei filati, e non più quelli umbri. Molti di loro addirittura chiusero, e l’industria serica comasca attraversò dieci-quindici anni di fermo totale.

E i sacrifici dei nonni aiutarono a costituire i corredi, ma non le doti, delle ragazze. Anche perché di cambiamenti, nel frattempo, ce ne erano stati ben altri; dopo la caduta del regime, e dopo la guerra, il vae victis (guai ai vinti) aveva ridotto in cenere i patrimoni degli agrari, rei di aver appoggiato il fascismo.

Così, a noi maschi, a cui negli intenti del nonno sarebbe dovuto andare la metà delle femmine, invece andò addirittura il doppio di quanto sperato, grazie ai considerevoli aumenti del prezzo del legname, in una Italia, alla fine degli anni '60, in pieno boom economico.


Buon fine settimana a tutti.

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