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DI BRACCIANTI AGRICOLI E DI PIOGGE AUTUNNALI

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Leggo del rinnovo del contratto degli operai agricoli comuni, che ha definito i nuovi minimi stipendiali di area, pari ad € 944,62 mensili, ovvero € 5,59 orari, ovvero € 45,00 giornalieri. E mi sovviene il ricordo di quando, bambino di 10-12 anni (oltre sessant'anni fa) mi spiegarono come veniva regolamentato il lavoro dei braccianti (salariati), oggi denominati operai agricoli comuni a tempo determinato ; quelli di cui alla notizia sopraddetta. Venivano pagati (non ricordo di preciso quanto, ma era molto poco)  a giornata, e non ad ora. C'era la possibilità, specialmente in autunno, che il lavoro dovesse essere sospeso, a giornata lavorativa già iniziata, a causa di piogge inattese; e quando ciò avveniva si doveva determinare chi (padrone o bracciante) e quanto dovesse piangersi il maltempo, e si ricorreva a norme consuetudinarie. Il problema era quando pioveva a zuppavillano , quella pioggerellina autunnale leggera, quasi impercettibile, che il padrone non riteneva p...

CALENDA: "HO RACCOLTO OLTRE 2 MILIONI DI EURO DI CONTRIBUTI PRIVATI IN 13 MESI"

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  Per capire una persona si deve sapere anche di chi è figlio e nipote, dove e come è vissuto da bambino e da adolescente, e come è diventato uomo ( La stecca vien dal legno, s i dice dalle mie parti). Bisogna sapere se ha debiti da pagare, ove per debiti devono intendersi anche quelli di riconoscenza e quelli che inconsapevolmente abbiamo verso coloro che sono stati nostri Maestri di vita; perché vorremmo essere, o diventare, come loro. Alcuni di noi, poi, hanno traguardi da raggiungere PERCHÉ NON SONO CAPACI DI SENTIRSI MENO DI ALTRI, E A VOLTE QUESTI ALTRI   SONO GENITORI, NONNI, BISNONNI, ZII, FRATELLI, SORELLE. È sciocco, ma accade.   Carlo Calenda nasce a Roma, nel 1973, da: Fabio Calenda, economista, giornalista e scrittore, figlio di Carlo Calenda (nonno del nostro Carlo), Ambasciatore d'Italia in Libia, India e Nepal, e consigliere del Presidente della Repubblica Sandro Pertini, e nipote di Felice Ippolito , uno dei promotori dello sviluppo dell'ind...

DAI SOGNI ALLA REALTÀ

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Anche ieri (accade spesso) ho incassato commenti del tipo: ' Sierra, sei un sognatore, le tue sono solo utopie, esercizi di retorica!' È vero, mi piace sognare. E credo che non si debba mai smettere di farlo. L'importante è utilizzare i sogni come fabbrica di idee. Nel senso che dai sogni dobbiamo prendere idee da realizzare nella vita reale, una volta svegli.  Nel sogno accade che una sera, mentre sei in poltrona davanti al camino, leggendo un buon libro, suona il campanello, vai ad aprire, e ti trovi davanti la donna dei tuoi sogni che ti sorride, con una bottiglia di champagne in una mano e due flûte nell'altra. L'importante è, nella realtà, non stare ad aspettare che, come nel sogno, suoni il campanello. Ovvio che, se non l'hai invitata, la donna dei tuoi sogni non suonerà mai alla tua porta, e tu passerai la serata da solo. Di più. Se vuoi aumentare le tue probabilità, non aspettare che sia lei a venire. Munisciti di una bottiglia di gran cuvèe brut, due fl...

GENTE DI MARE

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  Cap. di corvetta Salvatore Todaro Il Capitano di corvetta Salvatore Todaro assunse il Comando del sommergibile atlantico ‘ Comandante Cappellini ’ (classe Marcello), nel 1940. Nella notte del 16 ottobre 1940, nel corso di una missione al largo dell'isola di Madera, Todaro avvistò il piroscafo belga Kabalo [5.186 tonnellate, trasportava pezzi di ricambio per l’aeronautica inglese] e, dopo aver lanciato inutilmente tre siluri, lo affondò utilizzando il cannone di bordo.  Dopo aver effettuato l'affondamento, Todaro accostò e raccolse i ventisei naufraghi della nave belga e li rimorchiò, su una zattera, in stato di prigionia, per quattro giorni.  Quando la zattera spezzò il cavo di rimorchio, Todaro non esitò ad ospitare i prigionieri sulla coperta del sommergibile (rinunciando così ad immergersi e navigare in sicurezza) fino a sbarcarli, incolumi, sulla costa delle isole Azzorre, dove li consegnò agli alleati tedeschi, che li internarono in un campo di prigionia.  Il ...

IL CARRO DEL TRIONFATORE

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So che hai detto: “Sierra? Ha fatto presto a salire sul carro del vincitore! Adesso scrive sempre su Draghi!” Draghi non ha un 'carro' inteso nel senso deteriore del termine, ma se intendevi il carro del trionfatore, caro Goffredo, io, quel carro, magari solo dando il grasso ai mozzi delle ruote, e spolverandone i cuscini, l’ho preparato (e tutti ridevate!) ; poi ho aiutato un Uomo a salirci, magari solo porgendogli le mani con le dita incrociate, a sostegno del suo pèrone (e tutti ridevate!). Poi quell’uomo, che è un grande, è diventato un vincitore, con l’aiuto di altri grandi, ma anche di tante persone piccole, umili, che avevano creduto in lui, e tanto più ci credono oggi.  Persone che restano piccole, quasi insignificanti, sempre umili, che corrono a piedi dietro il carro, come fanno i servi fedeli, con i loro calzari sdruciti, ma che non accettano di essere insultate da te.  Non sei cambiato, negli ultimi cinquant’anni. Sei rimasto il pariolino sbruffone di una volta!...

ITALIA ANNI '70, VOGLIA DI CAMBIAMENTO.

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49 anni dopo quella Pasqua del '72. Le domestiche si chiamavano serve, e come tali venivano trattate. Spesso meridionali, ma a volte anche friulane, o di quel Veneto dei paesini dolomitici, dove ancora non era arrivato il turismo di massa e i quattrini. Serve, come i servi della gleba; a mille chilometri da casa, parlavano il dialetto stretto dei loro paesi, erano state portate sù (o giù) dai sensali, che le collocavano presso famiglie facoltose, dove avevano vitto e alloggio, e guadagnavano poco, e la metà di quel poco, per i primi tre mesi, andava al sensale, e dal quarto in poi veniva spedito alle famiglie di provenienza. Accettavano quel loro stato come indiscutibile ed incontrovertibile; non riuscivano a concepire una vita diversa, non riuscivano nemmeno ad immaginare che avrebbero potuto cambiare la propria esistenza, credevano davvero che i loro datori di lavoro, che chiamavano padroni, nascessero con quei diritti a loro preclusi; non sapevano ancora che la nobiltà non è...

UNA STORIA DI FAMIGLIA COMINCIATA UN SECOLO FA

Un fatto accaduto oggi tra me e mio figlio quattordicenne mi ha fatto tornare in mente una vecchia ‘storia di famiglia’, cominciata nel 1926, quasi un secolo fa, dall’altra parte dell’oceano. Il fatto odierno. Mio figlio Luca mi ha ringraziato perché gli avevo permesso di assentarsi per due giorni (ieri, giorno del suo quattordicesimo compleanno, ed oggi) per trascorrerli con la sua ragazza, invece che con me.  Era anche reduce da una sfuriata di sua madre per via di certi risultati scolastici non edificanti, e se fosse capitato che questi due giorni avessero fatto parte del calendario assegnato a lei (con sua madre siamo separati) non avrebbe ricevuto il consenso di allontanarsi da casa. Il fatto che sembra segnare l’inizio della ‘storia di famiglia’ invece è del 1926, ed accadde a Scranton, in Pennsylvania, negli Stati Uniti, dove nacquero e vissero mio padre e mio nonno. Il Father's Day (la festa del papà) si festeggia, negli Stati Uniti, la terza domenica di Giugno. Nel 1926 ca...