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IL CORRIERE RIFIUTA DI PUBBLICARE UN'INTERVISTA ‘COMIZIO’ DI LAVROV

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L'agenzia di stampa russa Tass dichiara che il quotidiano italiano avrebbe rifiutato di pubblicare il colloquio in cui il Ministro degli Esteri russo parlava del vertice russo-americano previsto a Budapest e delle tensioni tra Russia, Stati Uniti ed Europa.  Non è la prima volta che Lavrov rilascia interviste che sono in realtà veri e propri comunicati stampa provocatori, concioni politiche, arringhe, comizi, presentandosi con felpe con la scritta CCCP (Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, uno Stato Federale dissoltosi il 31/12/1991), come a dichiarare che desiderio e volontà della Federazione Russa sono di tornare grande, riannettendo quegli Stati (15) oggi diventati indipendenti, alcuni entrati (liberamente) nella NATO, altri anche nell’Unione Europea. In poche parole, ribadendo il diritto ad  operazioni speciali , in realtà invasioni, guerre di conquista, tipo Ucraina. Non credo che il comportamento del Corriere sia deprecabile. Non è censura, non contravviene al...

14 novembre duemila venticinque, dal pianeta Terra

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  di Vincenzo Marini Recchia  Dai liberaldemocratici europei, da quelli giapponesi, Canadesi, Australiani, da Merz, dall’Alde, dai nostri in Italia, da Ursula von der Leyen, mi aspetto un forte pronunciamento ed anche una iniziativa simbolica, contro i permanenti attentati di questa manica di criminali dittatori ed aspiranti tali che sta occupando rumorosamente e sanguinosamente la scena mondiale. Putin ed Erdogan, Khamenei e Xi Jin Ping, Kim Jong un e Maduro, Trump ed Orban stanno intossicando la vita del pianeta con una mole di falsificazioni e di attacchi alla coesistenza pacifica globale che trova una resistenza più forte di quanto potessimo immaginare alcuni mesi fa ma che fatica a catalizzarsi in una visione politica unificatrice di tutte le forze che si oppongono in nome della democrazia politica e dello Stato di diritto. Nessuno deve tirarsi indietro in queste ore.  Mi ha colpito la difesa che il nostro Presidente ha fatto, dell’ONU.   Disprezzo profon...

BOLOGNA LA CITTÀ PIÙ SMART D'ITALIA

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  Secondo il City Vision Score 2025-2026, Bologna è la città più smart (intelligente) d'Italia, conquistando per la prima volta il primo posto e superando Milano, che scivola al 39º posto.  La classifica, curata da Blum e Prokalos , misura le performance delle città italiane sulla base di  30 indicatori distribuiti in 6 dimensioni di  smartness:  governance,  economy,  environment,  living, mob ility  e people,  con dati normalizzati da fonti istituzionali.  Il rapporto propone letture per macroaree geografiche (Nord, Centro, Sud e Isole) e per classi dimensionali; un focus dedicato ai capoluoghi e un approfondimento sulla dimensione Smart Living, dedicato alla valutazione del grado di benessere dei contesti  urbani . Spiega Domenico Lanzilotta, direttore di City Vision, “Le città non competono solo sulla quantità di tecnologia adottata, ma sulla capacità di tradurre l’innovazione in qualità della vita, inclusione e sostenibi...

LA SITUAZIONE NEGLI USA SEMPRE PIÙ FEBBRILE

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di Vincenzo Marini Recchia Nel clima rovente raggiunto dalla mobilitazione anti Trump, 7 parlamentari Dem e un indipendente hanno deciso di fermare il filibustering che bloccava la legge di bilancio voluta da Trump. L’intero apparato federale era ormai al caos e il capo gruppo Dem, Schumer ha deciso di negoziare con un compromesso che gli costerà probabilmente la leadership. Ieri, durante la partita di football, l’intero stadio dei Washington commanders ha contestato per due lunghi minuti la presenza di Trump e di Hegseth costringendoli ad andarsene prima del previsto. “ Al Natale chiedo di portarmi un nuovo Presidente “ è la t-shirt letterina a Babbo Natale che furoreggia.  Nel frattempo cresce il consenso verso I governatori Dem come Newsom, Pritzker, Spanberger o I deputati come Buttigieg, Crockett, Ocasio-Cortez, Sanders. Il rischio dell’opposizione a MAGA di un cortocircuito verso l’estremismo che permetta a Trump di continuare a manipolare gli elettori esiste ma la cadut...

MUSK, LA BUFALA DEL TG1 ED I TONFI DI TRUMP

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  di Vincenzo Marini Recchia Il 6 novembre 2025 gli azionisti di Tesla hanno approvato un pacchetto di compensi che, se tutti gli obiettivi saranno pienamente raggiunti, potrebbe far sì che Musk ottenga azioni per un valore fino a 1 trilione di dollari.   Gli obiettivi richiesti per attivare quel compenso sono estremamente ambiziosi: ad esempio, che Tesla arrivi a una capitalizzazione di mercato intorno agli 8,5 trilioni di USD, che venda decine di milioni di veicoli all’anno, che deploy robot nel grande volume, ecc.   Il pacchetto non è una somma garantita oggi: è condizionato al raggiungimento di quei target futuri, molti dei quali difficili.   Questa è la verità.   Il meloniano Tg 1 ha speso alcuni minuti per raccontarci ben altro. E, come se il razzista e drogato straricco mondiale avesse incassato 1 trilione cash, si sono ingegnati a fare esempi di quanti grattacieli, quanti superyacht potrebbe costruirsi. Stupisciti popolo. Una promozi...

COS'È QUESTO STARNAZZARE, DONALD TRUMP?

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da Adam Roberts ,  Direttore digitale di The Economist Donald Trump non crede di poter diventare un'anatra zoppa. Che sciocchezza! È vero, i Repubblicani controllano ancora il Congresso. Ma le elezioni di medio termine sono solo a un anno di distanza. E nella mia ultima settimana in America, ho iniziato a sentire alcuni starnazzi. Il primo: le sconfitte alle elezioni del 4 novembre e i numerosi sondaggi che mostrano gli elettori decisamente insoddisfatti del suo secondo mandato.  Il motivo principale? Sono preoccupati per l'economia. C on ogni probabilità la situazione peggiorerà. La rabbia degli elettori crescerà se –o meglio, quando– gli effetti inflazionistici dei dazi di Trump inizieranno a farsi sentire. La fiducia dei consumatori sta già crollando. I dati sull'occupazione non vengono pubblicati a causa dello shutdown federale, ma potrebbero alla fine mostrare un indebolimento del mercato del lavoro. Anche gli elettori sono scontenti di quello shutdown. Circa 40 milio...

TRUMP, FUORI DI TESTA, MINACCIA I NEWYORKESI

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  di Ciro Rosano 𝐋𝐚 𝐩𝐚𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐓𝐫𝐮𝐦𝐩 𝐩𝐞𝐫 𝐙𝐨𝐡𝐫𝐚𝐧 𝐌𝐚𝐦𝐝𝐚𝐧𝐢: «𝐍𝐨𝐧 𝐯𝐨𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐮𝐧 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐬𝐢𝐧𝐝𝐚𝐜𝐨 𝐝𝐢 𝐍𝐞𝐰 𝐘𝐨𝐫𝐤» Poche ore fa, Donald Trump ha fatto quello che fa sempre quando ha paura: ha minacciato. Ha detto ai newyorchesi che, se voteranno per Zohran Mamdani, taglierà i fondi federali alla città. Un messaggio mafioso, non politico. E poi, proprio da Zohran Mamdani, è arrivata la risposta che non si aspettava. Ferma, intelligente, limpida: “Tratterò la minaccia di Trump per quello che è: una minaccia. Non la legge.  Troppe volte abbiamo trattato ogni cosa che esce dalla bocca di Donald Trump come se fosse già legale solo perché l’ha detto lui.  Ed è l’ora finalmente di affrontare i bulli che fanno queste minacce, non diventare bulli a nostra volta. Abbiamo visto tante volte come il modo migliore per rispondere a Donald Trump e neutralizzare queste minacce sia alzarsi e combattere”. Ecco perché Mamdani è diverso. No...